Nella mattina di mercoledì 29 aprile è morto don Dante Airaga. Il funerale, presieduto dal vescovo Franco Giulio, sarà celebrato sabato 2 maggio alle 10.30 presso la chiesa parrocchiale di Valduggia. La salma sarà poi tumulata presso il cimitero di Vezzo di Gignese, suo paese natale. Di seguito pubblichiamo la nota di cordoglio e di ricordo del vicario per il clero e la vita consacrata don Franco Giudice.
Un’istituzione. Del territorio valsesiano di Valduggia innanzitutto, zona nella quale don Dante ha vissuto qualcosa come 73 anni del suo ministero sacerdotale, quasi tutti in piena attività. E anche del Presbiterio novarese, dopo aver superato i 99 anni di vita, festeggiati da poco.
Don Dante era nato a Vezzo di Gignese il 27 marzo 1927, in una famiglia dalla forte impronta cristiana. Venne ordinato a Novara, dopo il cammino di preparazione al sacerdozio, il 25 giugno 1950 da mons. Carlo Allorio, vescovo di Pavia.
I primi anni sacerdotali furono vissuti, come vicario parrocchiale, nella comunità di Suna di Pallanza, affiancando don Carlo Oglina. Ma già nel 1953 don Dante veniva prescelto per divenire parroco di Zuccaro e Rastiglione, frazioni di Valduggia, dove sarebbe rimasto fino al 1967, quando accolse la responsabilità della parrocchia di Valduggia Santa Maria.
Nel 1980 fu nominato amministratore parrocchiale di Valduggia San Giorgio, Arva e Valmonfredo, comunità poi unificate nel 1987 nell’unica parrocchia di Valduggia. Il suo servizio si sarebbe prolungato fino al 2020, quando per lui si avviò il periodo della quiescenza, vissuto sempre nella località valsesiana, accolto negli ultimi anni nella Casa di Riposo “Ss. Filippo e Giacomo” della quale aveva retto per diversi anni la Presidenza. Dopo un breve ricovero per una polmonite è mancato mercoledì 29 aprile 2026 presso l’Ospedale di Borgosesia. Il vescovo Franco Giulio, in una visita a Valduggia, aveva affermato come don Dante «è riuscito a costruire una comunità forte e ricca di sentimenti».
In realtà don Airaga è sempre stato in questi decenni come l’anima di quel territorio, tanto da vedersi assegnato, nel 2013, il riconoscimento della Campana d’oro per l’impegno mostrato a favore della vita della comunità: non mancava mai la sua presenza nei vari momenti che hanno scandito in questi anni la vita sociale di Valduggia. Don Dante era un uomo di vasta e profonda cultura.
I suoi interventi e soprattutto gli scritti si sostenevano su una miriade di citazioni còlte soprattutto dal campo della Letteratura (a partire dal prediletto A. Manzoni), senza disdegnare filosofi, scienziati e anche artisti. Non erano citazioni accademiche: l’intento si rivelava sempre quello pastorale: far cioè comprendere le verità del Vangelo o quelle semplicemente umane con frasi che potessero illuminare, con sapienza e immediatezza, il profilo del problema, mettendo così a disposizione di tutti la ricchezza di una verità. Nel 2024 sarà pubblicata un’antologia dei suoi scritti: Grazie don Dante. La memoria del cuore, con racconti di tradizioni locali, approfondimenti e cronache del territorio.
La salute lo ha sorretto a lungo, ma ancor più importante è stata per lui la propria convinzione spirituale, fondata su una fede genuina e profonda, come un tesoro ereditato dall’ambito familiare. Con san Paolo amava ripetere: «So a chi ho creduto, e ne sono sicuro». Notevole la sua vivacità di idee, che sapeva difendere mostrando, quand’era necessario, anche un carattere combattivo. Non temeva di usare franchezza nel linguaggio e soprattutto ‘parresìa’ nel difendere ciò che riteneva più opportuno per la causa del Vangelo. Il suo esprimersi era sapiente e convinto, sostenuto da un ‘pensiero forte’ che si trasformava, a volte, in sana provocazione. Ma non mancava mai anche una vena umoristica, suggellata sempre dal suo immancabile sorriso con cui sapeva conquistare l’animo della gente.
Grande è stata anche la sua generosità: non aveva temuto, pur tra fatiche e ostacoli, di mostrare zelo e carità per difendere la causa dei più poveri, come nel caso degli extracomunitari ospitati in una struttura parrocchiale e aiutati nell’inserirsi nella comunità locale, salvaguardando in questo caso la dignità della persona umana. Profondo il suo legame di amicizia e di stima con mons. Giovanni Moretti, e viva la sua devozione per p. F. M. Franzi, che gli era stato non solo parroco a Vezzo e sua guida spirituale, ma anche insegnante elementare in una piccola classe di bambini per i quali il giovane parroco aveva organizzato, gratuitamente, una sorta di ‘scuola paritaria’ per evitare spostamenti poco opportuni dal paese.
“Vivere con impegno il grande dono della fede” ebbe a scrivere una volta don Dante, esprimendo in sintesi il fine e lo stile della sua esistenza sacerdotale. Siamo vicini in questo momento di dolore ai nipoti e a tutti i familiari, invocando il Signore perché possa donare a don Dante la Sua ricompensa per la fedeltà e l’impegno dimostrato nel corrispondere in pienezza alla missione sacerdotale.
Don Franco Giudice
Vicario episcopale per il clero e la vita consacrata