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«Nessuno è ultimo e tutti possiamo essere i primi». «Dall’esterno una persona può sembrare in un modo, ma con l’arte puoi vedere altro». E poi parole di cambiamento: «prima insultavo i compagni, ora non più»; «in passato ho rischiato la sospensione. Adesso, con questo progetto, gestisco meglio le emozioni».

Sono le parole di alcuni studenti, tra gli altri Hector, Linda, Yahya, che raccontano “In sospeso. Ritrovarsi per ripartire insieme”, progetto pilota promosso da Sbulloniamo Insieme col sostegno di Fondazione Comoli Ferrari e Fondazione Banca Popolare di Novara, che ha appena concluso la sua prima fase nelle scuole medie.

L’idea è semplice e rivoluzionaria: trasformare la sospensione scolastica — da sempre vissuta come punizione e stigma — in crescita personale e reinserimento.

Il modello unisce Terapia Espressiva Integrata, percorsi di cittadinanza attiva e il lavoro di psicologi, educatori, arteterapeuti e mediatori familiari. Tre le fasi di lavoro: una prima intensiva e laboratoriale con alcuni ragazzi a scuola (In Sospeso), una di accompagnamento in tutta la classe (RitrovarSi), e una conclusiva di restituzione collettiva (Ripartire Insieme).

Tra gennaio e marzo il progetto ha toccato il Convitto Carlo Alberto e il Comprensivo Rita Levi Montalcini, coinvolgendo 386 persone: 263 studenti e 123 docenti, attivi con osservazioni strutturate nei Consigli di classe. Le classi sono state 24, con un’adesione dell’88,2% degli studenti individuati.

I risultati parlano chiaro. Oltre il 90% degli studenti ha giudicato positivo il percorso, in particolare per la capacità di gestire le emozioni. Il clima di classe è migliorato: il cambiamento percepito tra pari è stato del 61% al Convitto e del 66,9% alla Montalcini.

Nei casi a maggiore criticità l’efficacia ha raggiunto l’85%. E nell’88% delle classi sono emerse forme di leadership positiva riconosciute dai compagni.
«Abbiamo dimostrato come sia possibile costruire una narrazione alternativa della sanzione disciplinare», dice Michela Agnesina, presidente di Sbulloniamo. «È l’esito concreto di un ascolto autentico e continuo».

Il preside del Convitto, Nicola Fonzo, riconosce anche quanto il progetto abbia insegnato agli adulti: «Spesso ci affidiamo a facili stereotipi. Se invece siamo disponibili a osservare autenticamente, ci sono sempre stimoli da cui avviare una relazione educativa» …

Articolo completo e altri servizi dalla Diocesi di Novara sul nostro settimanale in edicola e online da venerdì 15 maggio. Il settimanale si può leggere abbonandosi cliccando qui.

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