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L’11 settembre 2011 ero a Kabul. A 10 anni dall’attentato alle Torri Gemelle, con una delegazione della Tavola della pace, con l’associazione americana dei familiari delle vittime (www.peacefultomorrows.org). Una delegazione per esprimere prima di tutto un forte gesto di solidarietà con il popolo Afghano e rendere omaggio alle vittime della guerra e del terrorismo. Eravamo una piccolo gruppo, con Flavio Lotti, Luisa Morgantini, Tonio Dell’Olio, Emanuele Giordana… Con noi alcuni parenti delle vittime delle torri gemelle, tra cui Paul Arpaia che ha avuto la cugina uccisa nell’attentato dell’11 settembre 2001. “Noi abbiamo detto no alla vendetta”, ci diceva Paul. A Kabul abbiamo incontrato alcuni parenti delle vittime della guerra scatenata dagli USA il 7 ottobre 2001. Da Kabul avevo scritto, per Famiglia Cristiana, un pezzo che iniziava così: “A Kabul piove. La cosa è abbastanza rara. Curiosa. E la pioggia rende ancora più surreale l’arrivo in Afghanistan…”.

Un Paese devastato da decenni di guerra. Una guerra combattuta con bombe dall’alto e presenza sul territorio. Una guerra che non ha portato nulla di buono alla popolazione se non morti e distruzione. L’Italia ha speso complessivamente circa 8,7 miliardi di euro (oltre 1 milione al giorno) nel corso dei vent’anni della missione militare in Afghanistan, tra il 2001 e il 2021. I risultati li ho visti con i miei occhi: mancanza di ospedali, ambulatori, scuole, fognature, acqua. Un disastro. C’erano solo il Centro Ortopedico e di riabilitazione della Croce Rossa, e l’ospedale di Emergency: il più importante ospedale di traumatologia e chirurgia di guerra dell’Afghanistan. Con i soldi della guerra si potevano aiutare numerosi progetti nei villaggi, portare tutto ciò che poteva servire alla vita, alla salute, alla scuola.

E invece solo ed esclusivamente bombe. Una “guerra al terrorismo” su larga scala che ha portato all’operazione Enduring Freedom, il cui nome già farebbe sorridere se non fosse stata una tragedia. E poi?  Dopo aver bombardato per 20 anni siamo fuggiti, nell’agosto 2021, in pochi giorni, lasciando il Paese nelle mani dei Talebani, con cui sono stati fatti accordi e con i quali la Stessa UE ha recentemente trattato per il rimpatrio di profughi e richiedenti asilo. Un Paese che oggi vive una situazione tragica, soprattutto per le donne, a cui è negato ogni diritto.  La giornalista di Avvenire, Lucia Capuzzi, ha recentemente raccontato (nella sezione guerre dimenticate), della scuola vietata alle ragazze dopo i 12 anni, vissuta come resistenza. Una scuola che ‘non esiste’ ma che è portata avanti da un gruppo di insegnanti donne che si fanno chiamare i “49 tulipani di Herat”.

L’Occidente per vendicare le Torri Gemelle ha scelto la strada della guerra. Grandi affari, come sempre, per i produttori delle armi! Mi diceva un ex amministratore delegato della Iveco, che in quegli è stato lanciato sul mercato della guerra il blindato leggero Iveco VTLM Lince. Un successo!   In quegli anni il governo italiano autorizzò anche l’esportazione di un centinaio di Lince destinati alla Russia, nonostante fosse in vigore un embargo europeo sulle armi. Questo dovrebbe farci riflettere molto anche oggi! Viviamo giorni in cui la guerra è sempre più invocata come utile e necessaria. L’esempio dell’Afghanistan può bastare per spiegare a cosa serve la guerra, ‘avventura senza ritorno’.

 Il mio articolo su Famiglia Cristiana si concludeva così: “Intanto a Kabul non piove più. Il sole sta tramontando e alcuni bambini sul tetto delle case fanno volare in cielo aquiloni colorati. Accanto a me un anziano con la barba sorride con due occhi pieni di tenerezza. Occhi che un pilota che bombarda da 5mila metri di altezza non può vedere”.

Don Renato Sacco, presbitero della diocesi di Novara e Consigliere nazionale di Pax Christi

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