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Sette ospiti del carcere di via Sforzesca coinvolti, incontri curati da una psicologa forense e criminologa, da una psicoterapeuta e da un insegnante di scuola media. Obiettivo dare vita a un percorso di ripensamento della propria vita e di ricostruzione dell’identità attraverso il gruppo e lo strumento della scrittura, della narrazione.

Sono gli ingredienti del progetto “Sprigionare pensieri”, promosso dalla Fondazione Franca Capurro per Novara, realtà nata nel 2007 per ricordare l’imprenditrice edile, già presidente dell’Associazione Industriali. Un’iniziativa condotta nella casa circondariale negli ultimi mesi e che, come spiegano gli operatori e la stessa direttrice del carcere Annamaria Dello Preite, «ha fornito esiti significativi e, a volte, anche inattesi. Sorprese positive e che hanno colpito tutti».

A illustrare il progetto, alla sede di Confindustria, Carlo Robiglio, presidente di Confindustria Novara Vercelli Valsesia, Filippo Arrigoni, presidente della Fondazione Franca Capurro e figlio dell’ex presidente Ain, e la direttrice Dello Preite. Con loro Elisabetta Sebastiani, responsabile area trattamentale del carcere novarese, Giuliana Ziliotto, psicologa e coordinatrice del progetto, e Marella Basla, psicoterapeuta e consulente tecnico di Tribunale e Procura.

«Un progetto dalla grande valenza sociale – ha esordito Robiglio – e realizzato da una Fondazione a cui siamo particolarmente vicini, ricordando una persona come Franca, sempre disponibile con gli altri e sempre gioiosa. Un progetto che ha fornito opportunità ai detenuti».

Arrigoni: «Per me è una grande soddisfazione oggi consegnare alla direttrice del carcere alcuni supporti informatici per rafforzare le competenze digitali degli ospiti di via Sforzesca. Ma sono ancora più orgoglioso – ha detto – di come, a 20 anni esatti dalla scomparsa, sia ricordata ancora in questo modo la mia mamma. Ricordarla così mi dà una grande emozione».

Per quanto riguarda il progetto «era da molto tempo che volevamo proporre qualcosa all’interno della nostra casa circondariale. Spesso mi è capitato di passare davanti coi miei bambini. Il carcere è lì, in tutta la sua evidenza, ma non si può vedere il contenuto, è difficile capire cosa c’è dentro. Così, parlando con Ziliotto, è nato questo progetto, che ha avuto una parte psicologica e una …

Articolo completo e altri servizi e approfondimenti dalla Diocesi di Novara si possono trovare sul nostro settimanale in edicola e online da venerdì 14 novembre. Il settimanale si può leggere abbonandosi o acquistando il numero che interessa cliccando qui.

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