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Chi sono i giovani? Non è scontato rispondere a questa domanda, innanzitutto perché la condizione giovanile è mutata profondamente e l’età cosiddetta “giovane” si è prolungata. Fino a che età si è giovani? Le ricerche svolte negli ultimi anni rilevano che ci si considera tali, nella propria personale percezione, fino ai 40 anni e anche oltre. Anche le istituzioni, quando devono prendere decisioni sui giovani, tracciano confini diversi, che vanno dai 15 ai 40 anni.

Le generazioni si susseguono in maniera molto rapida, in relazione alla velocità del mutamento sociale e in particolare all’evoluzione della tecnologia e ai complessi processi di globalizzazione. Così, le generazioni dei giovani sono tre: I Millennials (i nati tra il 1981 e il 1994), la prima studiata dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Giuseppe Toniolo. Sono stati socializzati all’idea che impegnandosi avrebbero potuto migliorare la propria condizione di vita, ma la crisi economica del 2007/2008, unita ad altri fattori di incertezze, ha stravolto queste aspettative.

La generazione Z (i nati tra il 1995-2010) è la “generazione del tablet”, cresciuta nel nuovo millennio, da subito consapevole che la società non era più così disponibile nei loro confronti, nel garantire loro le sicurezze di cui avevano goduto le generazioni precedenti. A loro viene riconosciuta maggiore capacità di attivarsi, è una generazione che conosce bene le caratteristiche del mondo del lavoro attuale che non riserva loro la stabilità di un tempo, che sa di vivere in una postmodernità in cui legami, regole e anche identità sono continuamente negoziati e negoziabili, spesso quindi connotati da reversibilità e precarietà.

È una generazione che comincia ad avere a che fare direttamente con l’intelligenza artificiale che promette di cambiare i modi di produzione ma anche le pratiche quotidiane, il mondo della formazione e, più in generale, il modo di conoscere dei più giovani, segnando un’ulteriore frattura intergenerazionale. Certamente questo tema sarà di particolare rilevanza per la generazione che segue, quella denominata Alfa, i nati dopo il 2010.

Ci sono caratteristiche che accomunano queste tre generazioni? Certamente la fame di futuro, frustrata dalla problematicità della loro condizione, di cui sono pienamente consapevoli, ma che apre la porta alla possibilità di instaurare nuove relazioni intergenerazionali, in primis attraverso l’ascolto, costruttrici di inedite possibilità di progettare un futuro migliore. Proprio la domanda di futuro è al centro della riflessione della Giornata per l’Università Cattolica, che si celebra domenica 14 aprile e di cui ricorre il centenario. Promossa dall’Istituto Toniolo, ente fondatore dell’Ateneo, la Giornata è occasione per rilanciare la missione dei padri fondatori, mettendo al centro lo scopo ultimo dell’Università, quello di essere, appunto, luogo dell’educazione, della formazione, della ricerca.

Rita Bichi, docente di Sociologia – Università Cattolica del Sacro Cuore, membro dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo.

L’articolo con le altre notizie dai territori della Diocesi di Novara si possono trovare sul nostro settimanale, in edicola a partire da venerdì 12 aprile. Il settimanale si può leggere anche online, abbonandosi o acquistando il numero cliccando direttamente qui.

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