Il tema dello spaccio nei boschi dell’Ovest Ticino arriva anche in Provincia. A portarlo in Consiglio provinciale è stata la minoranza di centrosinistra con una mozione che chiede di affrontare il fenomeno in modo coordinato, attraverso un tavolo con i sindaci e iniziative di riqualificazione delle aree più colpite. Una proposta su cui il presidente della Provincia, Marco Caccia, ha mostrato apertura, tendendo la mano all’opposizione.
Il fenomeno dello spaccio nei boschi è particolarmente diffuso in tutto l’Ovest Ticino. Le aree tra Bellinzago e Oleggio risultano tra le più colpite, ma segnalazioni arrivano anche da Pombia, Castelletto Ticino e Trecate. Zone verdi e spesso isolate che diventano punti di riferimento per pusher e consumatori.
A sollevare la questione in aula è stata la consigliera provinciale Sara Paladini, che ha parlato di un vero e proprio “turismo della droga”. «Tanti consumatori arrivano da fuori – ha spiegato – il fenomeno è frequente nei piccoli comuni e nelle zone più isolate realtà dove è più facile trovare una dose di eroina che un gelato», a causa della progressiva scomparsa di negozi di prossimità. Da qui la proposta di creare una task force istituzionale che coinvolga Comuni, Provincia e altri enti, oltre alle varie Forze dell’Ordine, per mettere in campo azioni coordinate, non solo sul fronte della sicurezza ma anche su quello della riqualificazione ambientale delle aree utilizzate per lo spaccio. Il presidente Caccia ha riconosciuto l’esistenza del problema, ricordando come da sindaco di Romentino abbia avuto modo di confrontarsi con situazioni analoghe. Pur accogliendo lo spirito della mozione, il presidente ha però sottolineato che la regia operativa deve restare alla Prefettura: «Ho partecipato a diversi tavoli prefettizi sulla sicurezza. Possiamo comunque coinvolgere i Comuni e ragionare su iniziative che vadano oltre le attività di polizia». Il fenomeno non riguarda solo il Novarese. Situazioni simili si registrano anche oltre Ticino, nei boschi del Milanese e della provincia di Varese, così come in alcune aree lungo il Sesia. Nel Milanese, a Rescaldina, un recente intervento ha portato alla scoperta di un vero e proprio arsenale nascosto nei boschi utilizzati per lo spaccio: pistole, fucili, machete e persino un mitra. Il materiale era sepolto nel terreno o nascosto tra la vegetazione.
A individuare le armi è stata un’operazione congiunta tra forze dell’ordine e volontari dell’associazione Sos Metal Detector nazionale, di cui fanno parte anche alcuni volontari novaresi. Grazie ai metal detector sono stati localizzati oggetti e armi nascosti negli accampamenti degli spacciatori, che spesso sotterrano cellulari e attrezzature per recuperarli in seguito. Questo modello operativo, sperimentato oltre Ticino, potrebbe presto essere replicato anche in Piemonte.
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