“Avita sapè che ‘o signor Limunata teneva ‘na ‘nnamurata che era ‘nu spettacolo”. Il dialetto novarese, quello che parla (anche) napoletano. Frammenti di lingua partenopea che, per la prima volta, arrivano nella novaresissima rassegna “Cara, Vègia Nuara”, a Novara.
Questo grazie a un esperimento perfettamente riuscito: tradurre un testo dalla rivista “La Rana” editata in città a inizio ‘900, prima in italiano, poi in dialetto campano.
A riportarla in partenopeo Antonio e Marta Starita, papà e figlia, lei studentessa del liceo delle Scienze Umane, scuola con cui la Pro Loco Novara, organizzatrice di “Cara, Vègia Nuara”, collabora da tempo.
Nel pomeriggio, inserito nel programma gaudenziano, aneddoti, storie e tradizioni del territorio, ma anche i canti delle mondine con il gruppo “Cantalera”.
L’evento, promosso da Pro Loco con Academia dal Rison, Associazione culturale novarese odv, AsinoChiLegge e con il patrocinio – tra gli altri – della Consulta per la tutela della Novaresità, è stato ospitato all’Arengo del Broletto.
Giunto alla sua terza edizione è stato promosso per la 13esima Giornata Nazionale del Dialetto e delle Lingue Locali, istituita dall’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia, Unpli, grazie a un’idea nata a Novara. Dall’allora associazione “Nuares”, che, con Giorgio Ravizzotti e Sandro Bertona, voleva sensibilizzare istituzioni e comunità sull’importanza di tutelare una lingua sempre viva come il dialetto.
«Amiamo i valori, la storia, il ricordo, ma anche il futuro. E questa Giornata dedicata al dialetto – ha esordito Zadra – non vuole essere una coperta polverosa da tirar fuori per le occasioni buone, ma da tirar
fuori sempre». L’assessore alla Cultura …
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