«Puntare sui giovani è la nostra sfida, sia per mandare avanti il teatro sia per il pubblico». Vanni Vallino, presidente della Fondazione Nuovo Teatro Faraggiana, non ha dubbi su dove si giochi il futuro del teatro che il 21 ottobre spegnerà 10 candeline da quando ha riaperto dopo 16 anni di chiusura.
Da tre dipendenti si è passati a quattro, con due giovani già inseriti e un terzo in arrivo a settembre. Sono attive poi le convenzioni con scuole e Università Avogadro per avvicinare le nuove generazioni, sia come pubblico sia come futuri gestori.
«Vorremmo – sottolinea – che il Faraggiana possa essere gestito da giovani, massimo 30-40enni. Noi abbiamo indicato la strada, ora tocca a loro».
Dieci anni «vissuti intensamente», li definisce Vallino, regista e già curatore dell’Estate Novarese. Un periodo che parte da una rinascita inattesa: dopo anni di chiusura, l’idea che sembrava perseguire il Comune all’epoca era di trasformare lo spazio in una multisala.
Fu un movimento di protesta cittadino a cambiare le carte in tavola, dando vita al comitato “Il Faraggiana è anche mio”, che unì operatori culturali di ogni tipo — artisti, teatranti, musicisti, architetti, gente di cinema, docenti, ricercatori — in un progetto di partecipazione dal basso. Che portò, nell’autunno 2016, alla riapertura con il “Canto alla città” di Lucilla Giagnoni, da allora direttrice artistica.
«Da quando siamo partiti abbiamo sempre cercato di far vivere appieno tanto il cinema quanto il teatro» spiega Vallino. «E lo abbiamo fatto con l’idea che il pubblico non fosse solo spettatore, ma anche protagonista, parte attiva del teatro». Un’ambizione …
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