Un impegno nella Resistenza, nella lotta contro il nazifascismo, che parte lontano dalle sue terre e che la vede agire dapprima in Valtellina e quindi a Torino. È la vicenda partigiana di Marcella Balconi (1919-1999), psichiatra e politica, molto conosciuta a Novara, ma la cui storia nella battaglia della Resistenza, in particolare nella sua prima fase, non è nota.
Un impegno che l’ha portata a essere congedata come maggiore dell’Esercito. «Un grado – spiega Gianni Cerutti, già direttore scientifico dell’Istituto Storico della Resistenza Piero Fornara e ora direttore della Fondazione Achille Marazza di Borgomanero – che indica il grande ruolo ricoperto da Balconi nella Resistenza. Un grado che lei non ha mai voluto ricordare. E che testimonia ancor di più l’importanza delle
donne nella lotta partigiana».
In genere le ragazze, le donne, svolgevano il ruolo di ‘staffette’, «Balconi, nel capoluogo torinese, ricoprì un ulteriore ruolo, diverso. Una mansione di vertice, di comando».
La prima fase della partecipazione alla Resistenza della futura psichiatra si svolse in Valtellina. «Marcella – riprende Cerutti – studiava Medicina a Pavia. Era ufficiale medico. Si recava a Milano e qui prelevava medicinali clandestinamente per curare i partigiani feriti …
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