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Chissà come si chiamava il longobardo, i cui resti furono rinvenuti nel 2002, nei pressi del battistero di Cureggio, durante gli scavi nell’area fra chiesa parrocchiale e battistero? Chissà quanti anni aveva? Chissà quale fu il suo ruolo e il suo rango? Molte cose non sappiamo di lui, ma molte altre si intuiscono e sono fortemente reali.

Interessante e molto coinvolgente l’intervento organizzato, nell’ambito del “Fuori Fiera”, dall’amministrazione comunale e da Angela Guglielmetti, coordinatrice del Tam, presso la Casa Torre.

In un dialogo serrato fra passato e presente, attraverso l’esposizione di riproduzioni degli oggetti di corredo della tomba del guerriero, di altre armi, gioielli e ceramiche e altri manufatti di età longobarda, l’iniziativa ha coinvolto Cristiano Brandolini, rievocatore storico di Arsago Seprio, località a tre chilometri da Somma Lombardo (Varese), membro di “Insubria Antiqua”. associazione nata con lo scopo di promuovere e favorire la cultura, la storia, l’archeologia, la sperimentazione e la ricostruzione storica.

Brandolini in dialogo con Angela Guglielmetti, ha recitato la parte di “Arachis”, supposto parente del longobardo senza nome deposto a Cureggio. Abbigliato con una lunga tunica, una cintura, calzature aperte fino alla punta, armato di spada e con una lancia e uno scudo, così come è stato trovato il longobardo nella tomba accanto al battistero. Pochi o niente gioielli, che erano prerogativa delle donne longobarde.

I resti di quanto trovato a Cureggio a chi potrebbero appartenere?
«A una persona sicuramente di alto rango, un nobile. Lo provano i fili d’oro che ornavano il suo abbigliamento e la presenza delle armi: lo scudo, la spada, la lancia».

Nella scala sociale longobarda dove si collocavano i nobili?
«Certamente nell’aristocrazia, comprendente i duchi i quali eleggevano il re».

E dopo l’aristocrazia, chi veniva?
«I commercianti e gli artigiani e soprattutto i fabbri che erano molto ricercati. Più in basso servi e schiavi, impegnati nei possedimenti dei nobili».

Quanto arrivarono da noi i Longobardi?
«Nel territorio dell’attuale Italia nel 568 e primo insediamento fu Cividale del Friuli. La loro espansione in nord Italia fu molto rapida, in Piemonte giunsero già fra 569 e 570».

Il nostro longobardo in che secolo può essere vissuto?
«Fra 600 e 700 d.C. I suoi resti non sono a Cureggio, ma presso i depositi dei Musei Reali di Torino. Al Tan ci sono però le riproduzioni fedeli del corredo funebre».

Il sindaco Angelo Barbaglia afferma: «Intento dell’Amministrazione comunale e della direzione del Tam è quello di ricorrere quanto prima a un prestito temporaneo del corredo della sepoltura per la loro pubblica fruizione».

Tiziana Gemelli, consigliere comunale e coordinatrice dell’evento spiega: «Il “Fuori Fiera a Cureggio”, giunto alla terza edizione, si conferma un appuntamento imperdibile per gli appassionati di storia locale o per chi semplicemente voglia immergersi nell’atmosfera vivace del nostro centro storico, in questa occasione costellato di eventi, e attrattive diffuse, ogni anno sempre diverse. E’ un continuum con la Fiera della Cipolla Bionda di Cureggio e Fontaneto ed è il nostro modo di festeggiare il Presidio Slow Food che tutela le nostre radici e che quest’anno compie 10 anni. Un evento condiviso che mette sul piatto l’identità del nostro territorio unendo gusto, arte e storia del luogo».

L’articolo sul nostro settimanale in edicola venerdì 29 settembre con gli approfondimenti e altre notizie dal territorio. Il settimanale nelle edizioni L’Informatore, Il Monte Rosa, Il Sempione, si può leggere abbonandosi o acquistando il numero che interessa direttamente qui

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