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La Regione Piemonte sta finanziando una manifestazione in favore del riso vercellese, ma ha dimenticato le altre province che lo producono. E’ un atto d’accusa pesantissimo quello che colpisce Risò, la kermesse fortissimamente voluta dai vercellesi e sostenuta dall’assessore all’agricoltura Bongioanni, che però esclude tutti gli altri, a partire dai novaresi. Se si considera che, in parallelo, la Coldiretti celebra in terra lombarda l’anniversario del Carnaroli, si capisce quanto il mondo del riso sia diviso. Una divisione ancor più imbarazzante se si ricorda che Risò è sostenuta da amministrazioni guidate tutte da Fratelli d’Italia (partito dell’assessore Bongioanni, del presidente della provincia di Vercelli Gilardino e del Ministero delle politiche agricole che controlla l’Ente Nazionale Risi) e che, a pochi mesi dalla partenza, la kermesse non ha un programma di alto livello. 

Le associazioni di categoria novaresi si sono lamentate platealmente dell’andazzo politico. I pavesi invece stanno organizzando da tempo le proprie manifestazioni per ricordare la nascita del re dei risi. Nei giorni scorsi, la Coldiretti di Novara ha promosso a Tuttofood le celebrazioni dell’ottantesimo anniversario del Carnaroli ed il centenario del primo incrocio varietale di quest’eccellenza celebrata anche all’estero, oltre che simbolo di biodiversità con quasi duecento tipologie coltivate. I primati delle risaie nazionali sono stati al centro dell’incontro “Celebriamo insieme l’anno del riso italiano”, organizzato in occasione dell’inaugurazione della manifestazione alimentare alla Fiera di Milano Rho, alla presenza del presidente e del segretario generale di Coldiretti Ettore Prandini e Vincenzo Gesmundo, del ministro dell’agricoltura della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, e di Roberto Magnaghi, Direttore Generale Ente Nazionale Risi. Gran spolvero di autorità e molti dati sulla risicoltura nazionale e i suoi primati.

Se del riso tricolore si sa molto, di Risò, al contrario si sa molto poco. Nel cartellone della manifestazione vercellese che si terrà a settembre ci saranno sicuramente molti show cooking ma poca economia e ancor meno ricerca scientifica: mentre il mondo parla di Tea e le multinazionali si contendono le varietà tolleranti agli erbicidi più efficaci, mentre cioè il breeding prende sempre più decisamente la strada delle tecnologie e degli ibridi, l’Ente Nazionale Risi fa notizia più per le risottate con cui cerca di promuovere il prodotto nazionale che per aver studiato nuove varietà di riso o nuove tecniche di coltivazione che farebbero la differenza nei conti delle aziende risicole. I maligni fanno notare che si spendono più energie per cucinare risotti nelle manifestazioni politiche cui partecipa il ministro che per esplorare nuove soluzioni genetiche e agronomiche, da quando all’Ente è arrivata Natalia Bobba, imprenditrice agricola nominata proprio da Lollobrigida. 

Della qual cosa la Coldiretti si cura poco ma non altrettanto le altre organizzazioni, le quali fanno notare quanto poco stia facendo l’Ente Risi per la risicoltura. I finanziamenti di Risò e la decisione dei vercellesi di tagliare fuori tutti gli altri dalla celebrazione di questo prodotto sono sale su queste ferite dell’agricoltura. Al momento, peraltro, se si eccettua qualche annuncio, del programma di Risò si sa soltanto che sarà tutto vercellese. Bisognerà vedere che fine farà in questa disfida proprio il principe dei risi, cioè il Carnaroli: nacque ottani’anni fa a Paullo, quindi in Lombardia, dall’incrocio del Vialone e del Lencino, ma la tecnica dell’ibridazione, da cui si presero le mosse, era stata sperimentata per la prima volta in Europa cento anni fa, proprio a Vercelli. Ce n’è abbastanza perché anche il povero Carnaroli possa venir conteso tra i campanili del riso.

Paolo Viana

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