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La veglia “Morire di speranza”, celebrata nei giorni scorsi nella chiesa di Sant’Agabio, ha ricordato anche a Novara le vittime dei viaggi verso l’Europa. Tra i nomi letti durante la preghiera c’era quello di Mariam, neonata ivoriana morta di ipotermia a Lampedusa. Da giugno 2025 a oggi sono 4.532 i profughi deceduti nel Mediterraneo e lungo le rotte terrestri.

Oggi proprio Lampedusa torna al centro dell’attenzione con la visita di Papa Leone, nel solco del gesto compiuto da Papa Francesco nel 2013. In questa occasione pubblichiamo qui di seguito un articolo di don Renato Sacco, consigliere nazionale di Pax Christi, sul legame tra migrazioni, guerra e dignità della persona.

Papa Leone a Lampedusa sfida
il cinismo dell’Unione Europea

«Quanti stranieri ci sono nella tua classe?» chiedono ad un bambino… «non lo so, nella mia classe ci sono solo bambini». Poche parole che ci fanno capire la situazione che viviamo. Da una parte un odio crescente verso lo straniero. «Remigrazione!» è il grido, la bestemmia che arriva a ferire le nostre coscienze. Dall’altra la guerra, i bombardamenti, la morte del nemico da annientare in tutti i modi.

In questo clima surriscaldato (e non solo per le temperature molto elevate) arriva il viaggio a Lampedusa di Papa Leone, sabato 4 luglio. Il giorno della festa degli USA il papa americano va a Lampedusa. Già questo è un messaggio chiaro e netto.

Abbiamo ancora nelle orecchie e nel cuore le parole di Papa Leone pronunciate alle Canarie lo scorso 11 giugno: «Cari migranti, prima di dirvi qualsiasi altra parola, voglio inchinarmi davanti alla vostra dignità. Non siete numeri, né fascicoli! Siete persone con una famiglia e una casa che vi siete lasciata alle spalle, con sogni che nessuno ha il diritto di disprezzare».

«O’scià!». Il soffio, il respiro: questo vi augurate, salutandovi nel vostro dialetto – dice Papa Leone nel videomessaggio inviato a Lampedusa qualche mese fa – «Così vi salutò nel 2013 il nostro amato Papa Francesco quando venne tra voi: fu il suo primo viaggio… Il mio “grazie”, che è il “grazie” di tutta la Chiesa per la vostra testimonianza, prolunga e rinnova quello di Papa Francesco. Voi siete un baluardo di quell’umanità che le ragioni gridate, le paure ataviche e i provvedimenti ingiusti tendono a incrinare».

Ma il clima di questi giorni è segnato dalla decisione del Parlamento Europeo sui rimpatri. Decisione che ha visto aspre critiche da molte parti, anche dalla Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione europea (Comece) che ha espresso «profonda preoccupazione per alcuni aspetti del nuovo quadro normativo che rischiano di indebolire l’effettiva tutela dei diritti fondamentali e della dignità delle persone vulnerabili». Si parla di detenzione fino a 24 mesi, prorogabile…

A questo si aggiunga l’incontro a Bruxelles, lo scorso 23 giugno, tra rappresentanti del Parlamento UE e cinque rappresentanti del regime talebano di Kabul. Non per parlare dei diritti di donne e bambine costantemente e brutalmente violati dal regime afghano, ma del rimpatrio dei migranti afghani irregolari. «L’incontro della vergogna» è stato definito.

E Amnesty International denuncia i rischi per queste persone, in caso di ritorno forzato: prigione, torture, desaparecidos. Ignorando la decisione della Corte penale internazionale che, l’anno scorso, ha emesso un mandato di arresto contro la guida suprema dei talebani, Haibatullah Akhundzada, e contro il presidente della Corte Suprema di Kabul, Abdul Hakim Haqqani.

Guerra e migranti, due temi che spesso camminano a fianco. E proprio nel nostro Parlamento italiano nei giorni scorsi qualcuno ha urlato con violenza contro il fatto che «sui citofoni delle nostre case popolari non ci sono più i nomi di Giuseppe o Maria, ma Omar, Mohamed…».

Ma proprio «Maria e Giuseppe, emigranti in Egitto e qui rifugiati per sottrarsi alle ire di un empio re, sono il modello, e il sostegno di tutti gli emigranti e pellegrini di ogni età e di ogni paese, di tutti i profughi di qualsiasi condizione». (Pio XII, Costituzione Apostolica Exsul Familia, 1 agosto 1952).

Migranti e guerra. Due temi spesso ritenuti divisivi, anche all’interno delle comunità cristiane, quindi meglio non parlarne.

Papa Leone invece incalza su tutti e due questi temi scottanti.

Nell’omelia della Messa con i cardinali riuniti nel Concistoro, lo scorso 26 giugno dice: «La guerra non è mai degna dell’uomo, e non è mai benedetta da Dio». E proprio in questi giorni abbiamo ascoltato polemiche, tutte interne al potere militare, sui 500 voli degli USA partiti dalle basi in Italia. Complici della guerra contro l’Iran, perché tanto è ladro chi ruba quanto chi tiene il sacco.

Ma il Papa ancora una volta non perde occasione per denunciare che «i conflitti sono “alimentati” più facilmente di quanto le persone siano nutrite» (intervento alla FAO, Roma, 22 giugno 2026).

Poi abbiamo assistito ai litigi a distanza tra Trump e Meloni… Non c’è bisogno di commento a tanta meschinità. Forse, pensando ai Grest nei nostri oratori in questi giorni, si potrebbe pensare di mandare qualche animatrice o animatore, abituati a gestire e placare i litigi tra bambini, nei palazzi dei potenti per insegnare loro un minimo di decenza e umanità.

Don Renato Sacco
Consigliere nazionale
Pax Christi

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