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«Vi ringrazio, perché mantenete vivo il grande patrimonio della pietà popolare». Sono bastate poche parole a Papa Leone XIV per toccare subito il cuore «alle migliaia di pellegrini» arrivati a Roma per il Giubileo delle Confraternite che si è tenuto dal 16 al 18 maggio. Presenti anche le delegazioni di alcune confraternite della diocesi gaudenziana: Novara, Germagno, Belgirate, Lesa, Paruzzaro e Gargallo, accompagnate da don Simone Dall’Ara, parroco di Lesa e Belgirate e da don Gianmario Lanfranchini, delegato diocesano per il Giubileo.

«Vivere l’esperienza del Giubileo ci ha ricordato la bellezza della fede che abbiamo ricevuto e che possiamo consegnare con la pratica della tradizione autentica – dice don Lanfranchini -. Una fede vissuta dalle consorelle e dai confratelli nella dimensione della preghiera, della carità e della fraternità».
I partecipanti al Giubileo hanno sperimentato i gesti al centro del pellegrinaggio: l’attraversamento della Porta Santa, la possibilità di accostarsi al sacramento della riconciliazione, la partecipazione alle celebrazioni giubilari. Nella giornata di sabato hanno poi vissuto l’esperienza delle grandi processioni che si sono incontrato al Circo Massimo. «È stato uno straordinario momento di incontro con le realtà delle grandi confraternite da tutta Italia e da tutto il mondo», aggiunge don Gianmario.

Incontro, devozione che si fa impegno, preghiera, dunque. A rilevare queste dimensioni anche mons. Michele Pennisi, arcivescovo emerito di Monreale e assistente ecclesiastico della Confederazione delle Confraternite delle diocesi d’Italia. «La nostra tradizione deve essere viva, non statica. Non per nulla la nostra rivista si chiama “Tradere”, proprio per indicare una tradizione che è capace di rinnovarsi alla luce dei bisogni attuali: evangelizzazione, opere di carità, opere di misericordia», ha detto il vescovo, commentando il grande incontro a Roma. Le confraternite, ha proseguito, «sono esperienze di sinodalità da secoli. Io sintetizzo la loro missione con tre “C”: catechesi (e cultura), carità e culto. Se questi aspetti non si integrano, le confraternite rischiano di ridursi a riti privi di incidenza. Esse vogliono essere comunità che testimoniano la speranza, mostrando come la fede possa ancora contribuire a rendere più umana la nostra società».

Questo articolo, con le notizie dal territorio della Diocesi di Novara sul nostro settimanale in edicola a partire da venerdì 23 maggio. Il settimanale si può leggere abbonandosi o acquistando il numero che interessa cliccando direttamente qui.

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