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Gaza è allo stremo per la fame e la lotta per la sopravvivenza è sempre più disperata. Risuona in questo drammatico contesto dell’arcivescovo di Bologna, card. Matteo Maria Zuppi, e del presidente della Comunità ebraica di Bologna, Daniele De Paz.

L’appello di Zuppi e di De Paz

«Ci uniamo – si legge in un documenti – al grido dell’umanità ferita che non vuole e non può abituarsi all’orrore della violenza: basta guerra. È il grido dei palestinesi e degli israeliani e di quanti continuano a credere nella pace, coscienti che questa può arrivare solo nell’incontro e nella fiducia, che il diritto può garantire nonostante tutto”, aggiungono. Zuppi e De Paz condannano “ogni atto terroristico che colpisce civili inermi” e ribadiscono che “nessuna causa può giustificare il massacro di innocenti. Troppi bambini sono morti. Nessuna sicurezza sarà mai costruita sull’odio. La giustizia per il popolo palestines e, come la sicurezza per il popolo israeliano, passano solo per il riconoscimento reciproco, il rispetto dei diritti fondamentali e la volontà di parlarsi”.

Pizzaballa: Cristo presente anche tra le macerie

Parlano di necessità di pace e di umanità anche patriarca latino di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballa e il patriarca greco-ortodosso, Teofilo III, in un incontro con i giornalisti, organizzato per fare un bilancio della loro visita di solidarietà alla comunità cristiana locale dopo l’attacco israeliano alla parrocchia latina del 17 luglio scorso.
“Cristo – ha detto il cardinal Pizzaballa – non è assente da Gaza. Lui è lì, crocifisso nei feriti, sepolto sotto le macerie eppure presente in ogni atto di misericordia, in ogni candela nell’oscurità, in ogni mano tesa verso chi soffre. La Chiesa, l’intera comunità cristiana, non li abbandonerà mai. La nostra missione non è per un gruppo specifico, ma per tutti. I nostri ospedali, rifugi, scuole, parrocchie – San Porfirio, la Sacra Famiglia, l’Ospedale Arabo Al-Ahli, la Caritas – sono luoghi di incontro e condivisione per tutti: cristiani, musulmani, credenti, dubbiosi, rifugiati, bambini. Siamo entrati in un luogo di devastazione, ma anche di meravigliosa umanità. C’è qualche cosa di più profondo della distruzione: la dignità dello spirito umano che si rifiuta di spegnersi. Abbiamo incontrato madri che preparavano il cibo per gli altri, infermiere che curavano le ferite con dolcezza e persone di ogni fede che pregavano ancora il Dio che vede e non dimentica mai”

Si muore per le bombe ma anche per la fame

A Gaza si muore non solo per le bombe ma anche per la fame.
ActionAid chiede “un accesso umanitario immediato e senza restrizioni”, che consenta la distribuzione su larga scala degli aiuti attraverso le Nazioni Unite – inclusa l’Unrwa – e le agenzie umanitarie con comprovata esperienza e capacità di risposta. I leader mondiali devono agire subito. In tutta Gaza, lo staff di ActionAid e i partner locali continuano a sostenere le comunità, anche mentre sono allo stremo e affrontano loro stessi una condizione drammatica. “Le persone crollano per strada per la fame – racconta Alaa AbuSamra, responsabile della risposta emergenziale di ActionAid –. Le madri danno ai loro bambini acqua con zucchero al posto del latte. I bambini sono scheletrici. Il cibo è introvabile o ha prezzi inaccessibili. La comunità internazionale è complice. Dove sono i camion degli aiuti? Dove sono le sanzioni promesse? Invece di portare sollievo, hanno firmato una condanna a morte. Gaza è un incubo e tutto questo deve finire”. “Pur cercando in tutto il vocabolario della lingua araba, non esiste una parola che riesca a descrivere l’orrore che stiamo vivendo – dice una madre ad ActionAid –. Parlo con il peso della fame sul petto. È una tragedia reale. Come donna che lavora, la fame mi sfianca più del lavoro stesso. Ogni giorno torno a casa a mani vuote, senza nulla da dare da mangiare ai miei figli.
Il pane è irraggiungibile e le lacrime non bastano più a calmare i bambini”.

115 organizzazioni internazionali denunciano «la fame usata come strumento di guerra, in violazione del diritto internazionale». È irrinunciabile l’apertura immediata di tutti i valichi terrestri, la fine dell’assedio imposto dal governo israeliano e un cessate il fuoco duraturo per permettere l’ingresso degli aiuti salvavita.

I massacri nei pressi dei punti di distribuzione alimentare avvengono quasi quotidianamente. Al 13 luglio, le Nazioni Unite confermano che 875 palestinesi sono stati uccisi mentre cercavano cibo. Migliaia i feriti. Le forze israeliane hanno inoltre costretto quasi due milioni di palestinesi allo sfollamento forzato, l’ultimo ordine di evacuazione di massa è stato emesso il 20 luglio, confinando la popolazione in meno del 12% del territorio di Gaza

Articolo completo così come altri approfondimenti provenienti dalla Diocesi di Novara si possono trovare sul nostro settimanale in edicola a partire da venerdì 25 luglio. Il settimanale si può leggere abbonandosi o acquistando il numero che interessa cliccando direttamente sopra a qui.

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