C’è un Manzoni che non è quello dei libri di scuola: è l’uomo che passeggia in riva al lago, che discute di filosofia con l’amico Antonio Rosmini, che si lascia raccontare dalla moglie Teresa le bellezze del Verbano – dal clima mite al persico del lago, per lei il “re dei persici” del lago – in contrapposizione all’afa della tenuta di Brusuglio e alla monotonia della pianura.
È il protagonista di “Manzoni sul lago Maggiore” dell’ossolano Raffaele Fattalini (foto), in uscita per Interlinea (pp. 80, 20 euro, per la collana “Studi storici” 87), un saggio che racconta un aspetto poco noto della biografia dello scrittore attraverso i suoi viaggi e soggiorni sulle sponde del lago.
Frutto di ricerche approfondite di Fattalini, il libro si legge con la scorrevolezza di un romanzo.
Come ricorda nella presentazione Jone Riva, responsabile della conservazione scientifica del Museo Manzoniano, l’amore di Manzoni per la natura emerge già nelle pagine più celebri dei Promessi sposi, da “quel ramo del lago di Como” alla vigna di Renzo, dove memoria, sentimento e cultura botanica si fondono in una prosa poetica.
Ma se il paesaggio lacustre gli rimase sempre nel cuore fin dagli anni dell’infanzia trascorsi nella villa del Caleotto, sul lago di Como, fu dopo il matrimonio con Teresa Borri Stampa che Manzoni scoprì la bellezza del lago Maggiore.
Teresa, insieme al figlio Stefano, possedeva una villa a Lesa, affacciata sull’acqua e circondata da montagne e da fitta vegetazione. Della vita a Lesa, la donna decantava al marito il clima piacevole, il paesaggio ameno, l’ospitalità della gente, persino la bontà del vino Serbillano.
Attraverso i soggiorni che vanno dal 1839 al 1857, Fattalini racconta un Manzoni inedito, colto negli aneddoti quotidiani, nei legami familiari con Teresa e il figliastro Stefano, e nelle amicizie coltivate sul territorio.
Da Antonio Rosmini a Stresa, con cui condivideva passeggiate in compagnia di Ruggero Bonghi, a Emilio Broglio a Solcetto, dai Conelli tra Lesa e Belgirate agli Arconati a Villa Viani di Pallanza.
Curioso il capitolo dedicato ai fratelli Luigi e Giuseppe Bottelli, che ad Arona ospitavano Manzoni tra carte e amicizie. Fu forse in una di queste occasioni che Giuseppe Bottelli, abate di Arona, trascrisse dal manoscritto del Fermo e Lucia alcuni brani, incluso quello sulla monaca di Monza …
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