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Sono stati gli anziani i protagonisti della Marcia della Pace che la Comunità di Sant’Egidio promuove a Novara ogni primo giorno dell’anno. Anziani che, con le loro testimonianze, all’interno della Sala Borsa di piazza Martiri, hanno voluto far capire a tutti cosa significhi vivere in guerra e come occorra, ogni giorno, inseguire e raggiungere la pace, farsi promotori di pace (foto Giorgio Sambarino).

Partito da piazza Cavour il corteo è transitato nelle vie e nelle piazze della città per arrivare poi al Borsa, dove, coordinato dai volontari e dalla presidente della Comunità, Daniela Sironi, c’è stato il momento conclusivo.

Ad aprire la marcia uno striscione tenuto da un gruppetto di bambini, uno striscione con cinque parole chiare e significative: “La pace è il futuro”. A partecipare sono state 300 persone di ogni nazionalità e di ogni fede, tutti uniti per chiedere la pace.

La banda musicale Broggio di Castelletto Ticino, come da tradizione, ha accompagnato l’intera marcia lungo le strade del centro. In tanti portavano cartelloni colorati con i nomi di oltre trenta Paesi dei 58 in cui ancora oggi ci sono conflitti, lotte interne e guerre. Dal Messico al Pakistan, dalla Somalia alla Colombia, da Haiti al Myanmar.

Al Borsa le testimonianze dei meno giovani, che hanno raccontato storie, episodi e vicende di guerra con date, dettagli e difficoltà.

Obiettivo quello di costruire insieme, come detto da Papa Leone XIV nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del primo gennaio, la 59esima, una pace ‘disarmata e disarmante’.

A dare il la ai ricordi Giovanna Zerlia, di Sant’Egidio: “L’amicizia con gli anziani ci aiuta a non accettare la guerra come destino. La pace, come riferito dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è il solo destino dell’umanità”.

I ricordi di Giuliano Sappa, di Armeno, come di altri anziani, vengono letti dai volontari e dai ragazzi della Comunità. “Mio papà era un militare. Lui è sopravvissuto alla Seconda guerra mondiale, ma purtroppo per tanti altri non è stato così. Ogni volta che partiva – ricorda ancora – mi stringevo ai suoi pantaloni, non volevo andasse via. Ora a tutti i giovani, ora che sono nonno oltre che papà, voglio dire di non odiare, di non avere rancori, ma di portare avanti solo l’amicizia e la pace”.

E ancora sempre Giuliano: “La pace è tutto: è serenità, è bellezza. Per questo io sono contento che mi avete chiamato a parlare perché ci tengo a far crescere anche dentro di voi questi sentimenti belli che sono di pace. Dobbiamo curarlo il nostro cuore per far crescere dei sentimenti di pace, perché questo fa vivere meglio tutti quanti”.

C’è poi Carmen Renati, classe 1935, di Grignasco, dove ha vissuto nei primi anni di vita. E che fa capire, con i ricordi, la tragedia dei conflitti, con figli e fratelli che non fanno ritorno a casa.

“Le guerre sono una tragedia infinita, il peggiore dei mali” dice. “Sono il male più grande anche delle malattie. La malattia arriva e non puoi farci niente. La guerra invece decidi di farla. Io prego sempre per la pace e prego che finiscano tutte queste guerre che fanno solo soffrire e morire”.

Al tempo della guerra prosegue Carmen “vivevo a Grignasco in una casa con un grande cortile che si affacciava sulla piazza del paese. Mi ricordo che un giorno la mamma, con grande agitazione, ha detto a me e alle mie due sorelle di correre su in solaio e di non muoverci da lì finché lei non ci fosse venuta a chiamare. Ma si sa come sono i bambini, curiosi, abbiamo così cercato una finestrella che dava proprio sulla piazza”. E da lì “abbiamo visto arrivare alcuni soldati tedeschi accompagnati da un gruppetto di fascisti. Conducevano un prigioniero, che è stato bruciato vivo. Noi ragazzine abbiamo cominciato a piangere e a stringerci l’una con l’altra”.

Testimonianza diretta per Edda Bonfiglioli di 91 anni. “Un giorno, mentre la mamma mi accompagnava a scuola – ha detto – ho visto penzolare il corpo di un giovane partigiano impiccato su un palo a testa in giù in piazza Cavour. Un trauma d’infanzia che ancora oggi ricordo con angoscia. Non dobbiamo rassegnarci alla violenza, dobbiamo invece solo cercare la pace a tutti i costi”.

Elsa ha raccontato la sua storia con un video: “Sono nata a Castino, un piccolo paesino delle Langhe nel 1943. Ho sempre amato conoscere la storia della mia famiglia, per cui sono riuscita a rintracciare fotografie e lettere e notizie che la riguardano e ho scritto un semplice libro che servirà di ricordo ai miei figli e ai miei nipoti. Il fratello maggiore di mio papà morì all’età di vent’anni in un’imboscata verso il confine con l’Austria il 2 novembre 1915, come dimostrano i documenti. La guerra non è giusta”.

A chiudere le testimonianze, prima di un grande abbraccio di pace tra tutti, Sironi: “Ringrazio tutti coloro che sono stati qui, soprattutto tutti i bambini presenti. La scrittrice Viola Ardone nel suo ultimo romanzo dice che i bambini sincronizzano le persone sul tempo dell’amore. Questo fanno i più piccoli. Io credo che ci sia bisogno di sincronizzarsi sul tempo dell’amore, guardando questi bambini e ascoltando i racconti di chi la guerra da bambino ha dovuto vivere. Questo perché nessun bambino debba continuare a morire in guerra”.

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