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Settantasette minori stranieri non accompagnati ospitati nelle otto comunità di accoglienza novaresi, e solo 23 con un tutore volontario al fianco. Un numero che racconta il vuoto intorno a questi ragazzi e quanto questa figura sia ancora poco conosciuta.

Per provare a colmarlo, il 4 giugno alle 17.30 all’ex Circolo 25 Aprile si terrà un incontro promosso dal Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione, dal Comune e dall’associazione “Tutrici e tutori volontari di minori stranieri non accompagnati Piemonte e Valle d’Aosta”, per trovare nuove persone che vogliano frequentare il corso di formazione autunnale che abilita all’iscrizione nell’elenco dei tutori volontari del Tribunale per i minorenni di Torino.

A tracciare il quadro locale è Paolo Moroni, promotore dell’iniziativa e tutore in prima persona. «Ho tre ragazzi seguiti, il massimo consentito». A Novara i tutori attivi sono 12 per 77 minori. Il confronto con Torino è impietoso: 462 tutori abilitati, 265 disponibili, a fronte di 400 minori. Stessa carenza in tutta la regione: Vercelli ne conta 9, Verbania uno solo, Biella 6, Alessandria 13, Asti 15.

I ragazzi sono per lo più egiziani — 68 su 77, dal delta del Nilo, da Assiut e dalla provincia di Sharkia. Cinquantatré hanno già 17 anni: il tempo stringe.

«Arrivano senza conoscere l’italiano», racconta Moroni. Importante per una completa inclusione e integrazione. «Il Cpia di via Aquileia ha poche risorse: nella migliore delle ipotesi riescono a frequentare 4 o 5 ore a settimana». L’associazione ha coinvolto mediatrici interculturali formate all’Enaip, disponibili anche a titolo volontario. Sant’Egidio e la cooperativa che gestisce il circolo La Fratellanza contribuiscono. Ma non basta.

C’è poi il fattore culturale. «Un tempo nelle comunità convivevano nazionalità diverse — albanesi, pakistani, arabofoni — e l’italiano diventava la lingua comune tra loro. Adesso parlano quasi tutti in dialetto egiziano», osserva Moroni.
Pesa anche la pressione economica ….

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