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La vita è un percorso strano, fatto di salite, cadute, ma anche di ripartenze. Tra le pagine del romanzo “Sfatti”, edito da Segni e Parole, Natascia Sgarbossa esplora il “viaggio della vita” attraverso un intreccio di storie e relazioni umane. Il titolo stesso, “Sfatti”, si riferisce ai personaggi che si trovano “con le spalle al muro” o in un momento di caduta, ma che devono ricominciare. L’autrice ama raccontare l’uomo nelle sue fragilità, trovandovi verità e autenticità.

Il romanzo breve si svolge, per buona parte, all’interno di Villa Aura, una residenza per anziani di un alto livello, che pone grande enfasi sul benessere dei suoi ospiti. L’autrice si è ispirata a un modello di clinica per anziani che ha conosciuto in Inghilterra, dove le persone anziane vivevano “un’altra vita”, con grande libertà e benessere, un modello che non esiste in Italia ma che il libro vuole suggerire come spunto di miglioramento per il welfare del paese. All’interno di questa struttura, il romanzo esplora come, anche in età avanzata, si possano ancora avere sogni, desideri, innamorarsi, e trovare l’amicizia e la voglia di vivere. Sgarbossa ha raccontato il suo libro durante la trasmissione LesAngeles di Lesa Web Radio.

L’intervista

Come nasce il suo amore per la scrittura?

Scrivo da sempre, fin da bambina. Ho sempre avuto la necessità di mettere su carta emozioni, impressioni, storie. Ho iniziato a pubblicare solo nel 2021, durante il lockdown. Quel periodo così difficile mi ha dato però l’occasione di prendermi finalmente il tempo per me stessa. Ho cominciato con i racconti, la mia grande passione, e ho pubblicato la mia prima raccolta con un piccolo editore di Arona. Da lì non mi sono più fermata. Poi ho incontrato Gianni Lucini, con cui è nata una bella collaborazione. È grazie a lui se oggi posso presentare il mio primo romanzo: volevo scrivere una terza raccolta, ma lui ha insistito affinché sviluppassi un racconto in forma di romanzo. E così è nato “Sfatti”.

Un romanzo breve, sì, ma che racchiude davvero tante storie. Partiamo dall’inizio: come nasce l’idea alla base di Sfatti?

Volevo raccontare il viaggio della vita, ma non attraverso un’unica storia. Mi piace creare intrecci, dare voce a tanti personaggi e situazioni. Così ho immaginato una residenza per anziani, Villa Aura, come luogo centrale: un ambiente che di solito suscita paura, ma che può essere, invece, pieno di energia e umanità.
Lì vive Nina, un personaggio carismatico, forte, ironico. È una donna che trasmette coraggio e voglia di vivere. E attraverso i suoi occhi si intrecciano storie d’amore, amicizie, passioni, segreti. Un mondo vivo e pieno di emozioni, a dispetto di quello che l’immaginario comune suggerisce sulla vecchiaia.

Nina è davvero un faro per tutti gli altri. Ma anche gli altri personaggi sono costruiti con attenzione. Per esempio Alina, una giovane donna che sviluppa con Nina un legame profondo, quasi materno.

Esatto. Alina arriva da un passato difficile e incontra Nina proprio nel momento in cui ha più bisogno di qualcuno che le trasmetta fiducia. Nina, che non ha figli, diventa per lei una sorta di madre adottiva. Volevo raccontare anche la bellezza dell’amicizia intergenerazionale, quella che spesso si sottovaluta. Alina è bellissima, ma non ostenta. È calma, dolce, profonda. Grazie a Nina troverà il coraggio di cambiare vita.

E poi c’è Alba, la giornalista. Una donna che ha affrontato il lutto, la solitudine, ma che trova la forza di rinascere.

Sì, Alba è rimasta vedova con una bambina piccola. Deve reinventarsi, ricominciare, e affronta anche le difficoltà del mondo del lavoro, dove spesso si approfitta delle fragilità. Racconta bene la condizione di molte donne, oggi come ieri. Ho voluto dare spazio alla forza femminile in tutte le sue forme. In Sfatti le donne sono il vero motore della narrazione.

Una frase forte nel libro è: “Gli uomini non ti perdonano il successo.” Cruda, ma vera

Sì, purtroppo è un tema ricorrente. Servono uomini risolti per non sentirsi minacciati dal successo di una donna. Nina lo vive sulla sua pelle: il suo secondo matrimonio naufraga proprio per questo. È un’altra forma di ingiustizia sottile, ma devastante.

Da dove viene il titolo del libro, Sfatti?

Ho scelto Sfatti perché racconta bene la fragilità dei miei personaggi. Sono tutti in un momento di rottura, costretti a reinventarsi. Amo raccontare l’essere umano nei momenti di caduta: lì c’è autenticità, verità.

Villa Aura esiste davvero? Com’è nata l’ambientazione?

Mi sono ispirata a un’esperienza vissuta in Inghilterra, dove ho trascorso un paio d’anni. Visitavo spesso una signora anziana in una struttura bellissima: lì gli anziani vivevano con dignità, libertà, socialità. Lì è nata l’idea. Ho immaginato una residenza che offrisse benessere e opportunità, non solo assistenza.

Un’idea che dovrebbe far riflettere anche il nostro Paese. Siamo sempre più soli, e spesso mancano i servizi per le famiglie e per la terza età.

Sì, manca una rete. La solitudine colpisce gli anziani, ma anche le mamme, soprattutto nelle grandi città. Bisognerebbe ripensare il welfare: più strutture, più dialogo, più comunità. Il romanzo vuole anche essere uno spunto per riflettere su questo.

L’articolo integrale, assieme alle notizie dal territorio della Diocesi di Novara si può trovare sul nostro settimanale in edicola a partire da venerdì 25 luglio. Il settimanale si può leggere abbonandosi o acquistando il numero che interessa cliccando direttamente qui.

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