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C’è delusione e un po’ di disincanto tra i portavoce di quartiere di Novara eletti dopo una tornata elettorale che ha portato a casa una partecipazione davvero misera, largamente sotto le previsioni, certamente sotto gli auspici del Comune.

Solo il 4,11% dei novaresi ha deciso che valeva la pena rispondere alla chiamata del Comune alla scelta di queste figure che dovrebbero rafforzare il dialogo tra amministrazione e le varie zone della città. Un dato che finisce al centro delle prime interviste degli eletti.
Dall’1,08% del quartiere Centro–Sacro Cuore al 10,5% di Pernate. Il 4,1% di media per le dieci zone coinvolte.

Questi sono i dati delle elezioni dei portavoce di quartiere. I numeri, pur collocati in un contesto molto particolare (quello dell’elezione di una figura che ricorda i vecchi presidenti di quartiere ma essenzialmente nuova nel contesto e nella forma elettiva), non sono certo entusiasmanti.

Lo ammette anche il presidente del Consiglio comunale Dodo Brustia, che sta seguendo da vicino l’avvio del nuovo strumento, anche se fa qualche distinguo e precisazione.
«La percentuale – ci dice – è simile a quella di altre realtà italiane. A Reggio Emilia, con 177 mila abitanti, hanno partecipato 5 mila persone; da noi 3 mila su 105 mila. Siamo in media per una figura apolitica e per votazioni che sono, di fatto, una sperimentazione che aveva l’obiettivo di ricostruire uno strumento prezioso, un tessuto di partecipazione che ascolta le problematiche dei singoli quartieri». L’opinione è condivisa anche dal sindaco Canelli: «Nelle realtà dove le consulte sono già una pratica consolidata – dice – i livelli di partecipazione sono analoghi ai nostri». A giudizio del sindaco non servono correzioni:

«Il sistema di voto elettronico ha funzionato e aperto un percorso nuovo, ancora tutto da esplorare».
Ora si tratta di organizzare i rapporti tra cittadini, portavoce e amministrazione per dare efficacia a questa iniziativa: «Ogni portavoce – spiega Brustia – avrà una mail dedicata, attraverso cui riceverà richieste e segnalazioni dai residenti; queste proposte saranno indirizzate a un referente all’interno dell’amministrazione che sarà incaricato della lettura e del riscontro. I portavoce avranno anche la facoltà di chiedere un incontro all’amministrazione». I portavoce non avranno un luogo fisso dove “lavorare” ma potranno organizzarsi come ritengono più opportuno. Potrebbero essere usati spazi comunali, in qualche zona disponibili e utilizzabili in determinati orari tramite prenotazione. «Nel caso non ci siano sale disponibili potremmo concedere la sala consiliare», precisa Brustia.
Ora il Comune incontrerà i portavoce entro i primi quindici giorni di dicembre per spiegare loro come muoversi e quali procedure seguire.

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