Una giornata nel segno del Giubileo, dell’Enciclica Laudato sì’ (della quale quest’anno ricorre il decimo anniversario) e della spiritualità mariana.
È stata quella di domenica scorsa, nella quale la diocesi di Novara ha celebrato la Giornata mondiale di preghiera per la custodia del creato, che quest’anno ha avuto come tema “Semi di pace e di speranza”.
Il pellegrinaggio si è aperto al Sacro Monte di Orta, patrimonio Unesco, con un momento di visita e preghiera, per poi snodarsi lungo gli otto chilometri del Grand Tour del Lago d’Orta, toccando Legro, Miasino e Armeno.
Dopo il pranzo al sacco nel pomeriggio i partecipanti hanno visitato la casa dei Padri di Armeno. Cuore della giornata è stata la celebrazione eucaristica nella parrocchiale di Santa Maria Assunta ad Armeno, concelebrata da don Giorgio Borroni, direttore della Caritas diocesana, da don Simone Taglioretti, parroco di Armeno, da don Benoit Lovati e dal vicario episcopale per la pastorale don Brunello Floriani.
Durante l’introduzione, don Borroni ha richiamato il messaggio di Papa Leone XIV, che denuncia le gravi ferite inferte al pianeta da deforestazione, inquinamento, perdita di biodiversità e guerre, e che invita a riscoprire il mandato biblico di “coltivare e custodire il giardino del mondo”. Un appello che si lega al cammino di questi anni della Chiesa novarese, che attraverso pellegrinaggi e iniziative spirituali ha cercato di unire natura, arte e fede sotto il segno dello slogan “Ora viene il bello”.
Nella sua omelia, don Floriani ha messo in luce la dimensione mariana e giubilare della giornata, unendo la festa della Madonna di Luciago, patrona della comunità di Armeno, alla preghiera per il Creato.
«Maria è testimone di una fede coltivata nel segno dell’umiltà – ha sottolineato –. Affidarsi alla sua intercessione significa riprendere lo stile del Magnificat, con le sue parole riferite al Signore: “ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote”. Anche la cura del creato non va intesa soltanto come attenzione ecologica, ma come premura per gli ultimi, per coloro che subiscono in maniera più grave le conseguenze dei cambiamenti climatici. I poveri pagano l’arroganza di chi pensa di essere padrone del creato e non suo custode». La celebrazione si è conclusa con la marcia mariana proprio verso il Santuario di Luciago, vissuta come un gesto di affidamento e di speranza.
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