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Nel maggio del 1945 la prima accoglienza, quella di una bimba, nel monastero che fa capo alla Congregazione delle Sorelle Ministre della Carità, a Trecate. Da allora una lunga storia di attenzione ai bambini e ai ragazzi più fragili, come anche alle famiglie.

Ottant’anni – tagliati nel 2025 – in cui la Casa Famiglia Spirito Santo è cresciuta, rappresentando sempre un sostegno per l’infanzia e adeguandosi ai mutamenti della società. Una casa diretta da suor Maria Baroni e che accoglie minori dai 5 ai 18 anni, femmine e maschi. «La nostra struttura è nata su iniziativa della Congregazione – spiega suor Baroni – e dei coniugi Bongioanni, per aiutare i minori che attraversavano difficoltà». Una casa in memoria di suor Maria Ernesta Bullano. All’epoca venivano accolti orfani di guerra, adesso minori con difficoltà familiari.

La casa è stata ristrutturata tra il 1990 e il 1995. È dotata di due gruppi appartamento per minori. Il “Children”, per i bambini dai 5 ai 12 anni, e “Linfa” tra i 12 e i 18. «Abbiamo anche il ‘progetto Ariele’. Accanto alla nostra casa – precisa la direttrice – ospitiamo giovani dai 18 ai 22 anni che desiderano avere accanto un adulto che li affianchi nel percorso di autonomia». E poi il ‘progetto Diapason’, che si occupa di famiglie «che stanno vivendo un momento difficile della loro storia. Viene offerto ascolto, sostegno, aiuto, per un recupero della genitorialità». Diciotto i bambini e ragazzi accolti tra i due appartamenti, questa la massima capienza, al momento i maggiorenni sono 5. «Se prima accoglievamo orfani, ora ospitiamo bambini e ragazzi vittime di abuso, con genitori psichiatrici, che vivono situazioni di degrado sociale o che arrivano da separazioni difficili».

La storia della casa, con le voci dei suoi ospiti, ma anche delle religiose e degli operatori, è diventata un libro, che sarà presentato durante il Festival dell’Accoglienza martedì 3 febbraio, in Vescovado. Titolo del volume, “Se queste mura potessero parlare”. A presentarlo sarà la direttrice, suor Baroni. A seguire la casa educatori professionali, religiose e anche un gruppo di volontari, radunati nell’associazione “La strada di Gerico”.

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