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Di seguito, il testo dell’omelia pronunciata dal vicario episcopale per il clero e la vita consacrata don Franco Giudice alla celebrazione che ha preceduto la tumulazione, nella chiesa del cimitero di Grignasco.


La morte di don Matteo è una sconfitta per tutti, perché non siamo stati in grado di riconoscere il suo grido silenzioso. Non erano mancati momenti difficili in questi ultimi anni.
Ma ora, con la nuova responsabilità che gli era stata affidata, aveva mostrato il suo volto migliore, quello di un prete appassionato, amato, stimato, entusiasta.

La sua morte è quindi una domanda aperta, e rappresenta per noi sacerdoti una ferita destinata a sanguinare per molto tempo. Inutile negarlo: vi è, forse non solo da oggi, un evidente ‘disagio esistenziale’ del sacerdote. Non è quello generato da ciò che si potrebbe più facilmente pensare: l’aspetto economico, problemi affettivi, difficoltà nel vivere un buon rapporto con i superiori… Sono cose, queste, che ciascuno di noi mette già in conto quando pronuncia, con gioia, il suo ‘eccomi’ alla chiamata del Signore. Da cosa può allora dipendere? Difficile trovare una risposta, perchè il prete rappresenta un punto di incontro tra l’umano e il divino, tra la Chiesa e il mondo, tra la storia e il futuro che ci attende. E’ una figura complessa quella del prete: la sua vita va vissuta ricreando ogni giorno un continuo equilibrio. Si possono proporre, di fronte a questo evento così drammatico, alcune domande che interrogano noi preti.

1.Il primo è semplicemente umano: siamo chiamati molte volte a vivere in situazioni (o comunque momenti) di solitudine, che non è il nostro ‘proprium’, perché non siamo eremiti nel deserto, ma pastori in una comunità. E allora ci si domanda: quando hai qualcosa che ti pesa, quando hai bisogno di partecipare una tua confidenza, uno stato d’animo, hai qualcuno che ti sa ascoltare? Un confratello (non un ‘collega’, come a volte si dice), una persona umanamente matura, qualcuno che voglia ricercare con te il tuo bene personale? A volte si scoprono cose meravigliose nella vita dei preti: piccole attenzioni, l’intuizione di problemi nascosti, la disponibilità a dire anche semplicemente “guarda che ci sono! Se hai bisogno, chiamami!”.

Molte volte è così, ma non sempre! Una telefonata, una visita, una pizza mangiata insieme, un whats-app simpatico e rispettoso quando compi gli anni… Sono cose, come si dice, che costano poco ma che valgono tanto, anche tra noi preti: è vero, abbiamo un’‘immagine’ da mantenere, ma qualcosa che ci strappi un sorriso o una benevola risata ci aiuta più di molti farmaci o di visite dallo psicologo, pur necessarie quando ci vuole.

    2.Ancora: san Carlo Borromeo, in un discorso ai preti che noi stessi leggiamo nel breviario diceva: “E’ vero, dobbiamo donarci agli altri, ma non al punto che non rimanga più nulla per noi stessi!”. Per aiutare gli altri dobbiamo star bene noi! Non dobbiamo allora aver timore di trovare, ogni tanto, uno spazio opportuno anche per noi stessi. Il tempo ‘speso’ per la preghiera, per un momento di ritiro personale, per gli Esercizi spirituali non è tempo sprecato, anzi…

    Ed è doveroso anche ricrearsi con qualche svago, con un po’ di tempo libero, con un opportuno periodo di vacanze, dando opportunità di gustare le cose belle della vita. C’è una formazione spirituale da coltivare, senza però dimenticare una sensibilità alla ‘bellezza’ che può arricchire il nostro animo. Ognuno può avere le sue preferenze: dalla musica alle meraviglie del creato, dall’arte ad una semplice passeggiata nella natura (la nostra diocesi offre paesaggi incomparabili!). Pur senza tralasciare i propri impegni, è ovvio, si deve cercare un po’ di tempo per sé stessi, perché essere in pace nel proprio cuore aiuta ad essere più disposti verso gli altri. E la vita di relazione, per noi preti, è fondamentale!

      3.E ancora. Da soli non si va da nessuna parte. E se si va, ci si perde. Siamo preti: abbiamo bisogno di un forte legame di comunione con il Signore Gesù. Lo stesso rapporto con la gente non è un rapporto ‘a due’, tra noi e il mondo, ma ‘a tre’: tra noi e il Signore e, nel nome e nella presenza del Signore, con il mondo. Altrimenti si costruisce sulla sabbia e non sulla roccia. Assieme a questo dobbiamo domandarci: abbiamo una guida spirituale, qualcuno di fronte al quale essere noi stessi, veri, autentici, senza maschere; qualcuno con cui aprirci, magari anche piangere, sorridere, pregare, confidarci in piena amicizia? Chi guida deve lasciarsi guidare. Bisogna sentirsi figli per vivere lo spirito di paternità nei confronti di altri.

      4.Un ultimo aspetto, quello molte volte richiamato tra noi preti ma sempre da rigenerare, quello della fraternità sacerdotale. Il sacramento non solo ti dona una grazia e un ministero, ma ti pone nel presbiterio diocesano, per essere parte di un unico corpo per servire Cristo e la Chiesa. Lo stesso rapporto personale che abbiamo con il Signore domanda di allargare il nostro orizzonte a tutti coloro che, come noi, hanno ricevuto il sacerdozio. E’ un modo particolare di avvertire il senso ecclesiale, il noto ‘sentire ecclesiam’ di cui parlano gli antichi Padri. Un raggio incrinato o, peggio, spezzato in una ruota rende difficile un’andatura corretta: un prete che si isola impoverisce tutto il presbiterio e impoverisce se stesso. Un prete zelante, gioioso, con lo sguardo limpido e il cuore puro, arricchisce tutti: gli altri preti, la gente, la Chiesa, il Regno di Dio. Forse le cose in parrocchia non gli andranno troppo bene: ma sarà contento lo stesso, perché sa di essere stato scelto dal Signore e di lavorare con lui.

      Siamo chiamati ad essere preti felici, al di là del carattere o del temperamento, perché solo così un prete riesce a trasmettere quel profumo del Regno di Dio che tutti riescono ad avvertire. E siamo chiamati, ancor più, a pregare gli uni per gli altri, anche se non sai la destinazione che il Signore darà alla tua preghiera.

      Che questo evento così drammatico per tutti possa aiutarci a riflettere e a rigenerarsi, nella speranza che il Crocifisso risorto ci ha donato.

      Don Franco Giudice

      Don Franco Giudice
      Vicario episcopale per il clero e la vita consacrata della diocesi di Novara

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