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Sabato si è avviata l’undicesima edizione del festival della dignità umana che nelle ultime cinque edizioni è cresciuto di livello, con nomi anche internazionali, grazie a un comitato scientifico presieduto da Eugenio Borgna con la consulenza di Giannino Piana. I presidenti che si sono succeduto infatti, dal fondatore Carlo Volta a Luisella Ferrari fino all’attuale, Antonella Arrigoni (vicepresidente è Luciano Chiesa), si sono sempre ispirati ai valori del grande psichiatra e scrittore borgomanerese, di cui quest’anno, a un anno dalla scomparsa, è pubblicata anche una raccolta delle più belle interviste.

Abbiamo chiesto alla professoressa Arrigoni: quanto è stato importante il ruolo di Borgna per il festival?
«Senza Eugenio Borgna e senza Giannino Piana il festival non sarebbe la stessa cosa e forse non esisterebbe. E ora può continuare la sua missione proprio grazie alle linee guida indicate da loro. In particolare Borgna, anche con i suoi libri bellissimi, ci ha fatto capire che le emozioni che abitano la nostra vita interiore – come l’inquietudine, l’ansia, le speranze, l’amore – sono la base dei nostri valori e nulla si può costruire nella vita personale e nella società senza la dignità. Come ci ha insegnato, la dignità affonda le sue radici nel valore della persona, nella sua unicità, originalità e irripetibilità, ma occorre sempre parlarne e meditarci sopra perché nell’attualità sono presenti drammatiche violazioni, tra guerre, ingiustizie, indifferenza e mancanza di ascolto degli altri».

Il valore delle parole, tema dell’edizione del festival, per Borgna che cosa rappresentava?
«Per lui le parole avevano un’importanza interiore e curativa, tanto che la sua scrittura rifugge dal linguaggio dello specialismo, alla ricerca di un incontro e confronto con la grande letteratura e la poesia. Ha scritto infatti che “non si può rinunciare a fare riferimento alle intuizioni letterarie” e per questo il festival della dignità umana di quest’anno è dedicato alla sua memoria e ha al centro “Le parole che curano”».

A proposito di cura, l’Associazione Dignità e Lavoro Cecco Fornara che organizza la rassegna è nata con questa finalità, giusto?
«Esatto, ci siamo costituiti a Borgomanero nel 2007 per operare a favore di persone svantaggiate (in particolare persone con disabilità) e per promuovere e diffondere i valori della dignità della persona umana nell’idea che solo attraverso una diffusa cultura dell’attenzione ai bisogni dell’altro e al rispetto di ogni persona, e della natura che ci circonda, sia possibile compiere passi significativi e concreti verso una società più giusta e più umana. I soci fondatori si sono voluti richiamare alla figura di Cecco Fornara che ha saputo testimoniare con la sua vita e con le sue opere un’attenzione e una sensibilità esemplari nei confronti delle persone più deboli».

Che significato ha aver raccolto le più belle interviste del prof. Borgna?
«Ogni anno realizziamo un’edizione con Interlinea perché la cultura non dev’essere effimera ma duratura, soprattutto per le giovani generazioni: un libro ha questa funzione di durata e promozione. Per contrastare la diffusa povertà culturale e l’omologazione del pensiero. Quest’anno Borgna ci parla ancora grazie alle dichiarazioni sui temi a lui e a noi più cari con dialoghi con giornalisti e colleghi come Umberto Galimberti. Tra le sue frasi c’è per esempio questa: “Le parole hanno un immenso potere. Ci sono parole troppo dure e violente, troppo inumane. E ci sono parole in grado di aiutare l’altro. Le parole sono anche domande a noi stessi e agli altri”».

Il festival della dignità umana che cosa fa per continuare l’eredità di Borgna?
«Attraverso gli interventi di uomini di cultura, le testimonianze di operatori sociali e le proposte teatrali e musicali degli artisti, il nostro festival vuole essere un momento di sensibilizzazione delle coscienze e di riflessione sull’utopia di una società fondata sul valore condiviso e imprescindibile della dignità umana».

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