Condividi su

Padre Michele Julitta francescano nacque ad Oleggio nel 1866, zio di Enzio fondatore della nostra biblioteca. Venne mandato ancora ragazzo in collegio a Monaco di Baviera per imparare le lingue europee ed aprirsi così ad un ruolo importante nella vita civile. Ma a 18 anni lasciò le agiatezze e le rosee promesse per il futuro e vestì il saio francescano entrando nel convento del monte Mesma il 15 dicembre 1887. Studiò teologia e filosofia mentre si faceva strada in lui un richiamo alla missione ed entrò a far parte del gruppo di mons. Carlassare in partenza per la Cina, prima ancora di diventare sacerdote. Lì svolse il suo ministero, si consacrò per il bene della gente e l’annuncio del Vangelo. Nel 1908 non venne risparmiato dall’epidemia di tifo che lo condusse alla morte il 24 agosto a Heng-chan-fu, a soli 42 anni. Diversi sono gli episodi legati alla sua missione cinese narrati nei manoscritti che ha raccolto nel 2021 il pronipote dottor Gianni Corneo diretti ai familiari; in particolare uno è legato alla distruzione e al clima di odio generato in Cina nel 1900 dalla rivolta dei Boxer: vennero distrutte le missioni italiane e uccisi i religiosi.

Un articolo apparso sul Corriere della Sera il 21 luglio 1900 che comunicava il martirio di missionari francescani tra cui Giuseppe Gambaro di Galliate, lasciò la famiglia di padre Michele nello sconforto poiché appartenevano alla stessa missione. L’inviato Luigi Barzini raccolse e pubblicò mesi dopo il racconto della sua fuga rocambolesca. “Dirigevo un seminario, un orfanotrofio e un ospizio – gli racconta padre Michele – così nottetempo, sapendo che i ribelli erano vicini a noi, affidai gli orfani e gli anziani ad alcune famiglie, rimandai a casa i seminaristi, mi travestii da mendicante e fui accompagnato via verso sud. Viaggiai per giorni tra le montagne abitate da aborigeni fieri che al momento di imbarcarmi per Canton mi riconobbero e si scatenarono le grida “ammazza il diavolo europeo”. Ero terrorizzato da quella folla impazzita, gli diedi tutto il denaro che avevo ma il diversivo durò poco, mi inseguirono in acqua e solo allora un vecchio mi tese la mano per condurmi dal mandarino e avere giustizia. Ma mi aveva ingannato e mi condusse in uno spiazzo al supplizio. Sentivo le grida della folla: preso, al fuoco! Ero preda di un incubo ma cercai di sfruttare le mie doti di predicatore e alzai le braccia chiedendo silenzio. Parlai loro di Dio, spiegai che non ero un mercante ma che avevo costruito scuole e aiutato tanti cinesi. Qualcuno mi ascoltò e mi condussero al sicuro, nonostante le grida ingiuriose della folla. Mi raccolsi in preghiera e dopo qualche ora giunsero dei soldati che mi portarono veramente al cospetto del mandarino. Volle vedere il mio passaporto, ascoltò tutto il mio penoso racconto e mi accordò una barca tribunalizia, la scorta di due soldati e delle lettere di presentazione per i prefetti che avrei incontrato nel viaggio verso Canton e poi verso Hong-Kong”.

Nel 1902 fu ristabilita una minima tregua in Cina e così da Hong Kong dove si era rifugiato padre Michele ritornò nel Hu-nan meridionale alla sua antica missione che trovò completamente distrutta per cui iniziò un grande lavoro di ricostruzione. In quel tempo come testimonia padre Mariano Manni gli fu più volte offerta la nomina vescovile: “ogni volta l’umile e pio frate esprime il desiderio di voler essere un frate, nient’altro che un frate che dona, erige, benefica, istruisce, scrive, predica”. (Nella foto un ritratto di padre Michele Julitta conservato al Museo Civico Fanchini) .

Rosa Massara

L’articolo integrale sul nostro settimanale in edicola venerdì 17 ottobre con gli approfondimenti e altre notizie dal territorio. Il settimanale nelle edizioni Il Cittadino Oleggese, Il Ricreo, L’Azione e L’Eco di Galliate può leggere abbonandosi o acquistando il numero che interessa direttamente qui

Condividi su

I commenti sono chiusi.

Leggi anche

l'AZIONE

Il Venerdì Santo di Oleggio tra fede e storia

Alessandro Visconti