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Un’altra ondata di sfratti esecutivi è stata notificata nei giorni scorsi dal Comune di Novara agli inquilini delle case popolari.
In appena otto giorni sono stati emessi 20 provvedimenti di decadenza, che portano il totale a 39 dal 1° settembre e a 61 da aprile. Una accelerazione che se da un lato cerca di riportare la situazione della morosità degli inquilini verso una faticosa normalità, dall’altro fotografa un sistema abitativo ancora in affanno, dove l’equilibrio tra regole, equità sociale e gestione economica rimane fragile.
L’ultimo gruppo di ordinanze riguarda esclusivamente gli assegnatari che, nonostante ripetuti solleciti, non hanno risposto al censimento socio-economico, la verifica periodica del mantenimento dei requisiti necessari per continuare a occupare un alloggio di edilizia pubblica.
I destinatari avranno 90 giorni di tempo per liberare l’abitazione, dopodiché si procederà allo sgombero anche con l’intervento della forza pubblica.
Un mese fa erano stati notificati altri 11 sfratti a inquilini morosi, molti dei quali avevano già sottoscritto uno o più piani di rientro poi sistematicamente non rispettati. Il Comune prosegue quindi sulla linea della tolleranza zero verso chi non collabora o non rispetta gli impegni economici, ma anche della verifica puntuale delle situazioni di disagio reale, per distinguere tra morosità colpevole e incolpevole.
Intanto, sul fronte della gestione patrimoniale, si apre un nuovo capitolo nei rapporti tra Comune e Agenzia territoriale per la casa del Piemonte Nord.
L’ente guidato dall’avvocato Marco Marchioni ha infatti richiesto al Comune di saldare circa 5 milioni di euro, somma che corrisponde agli affitti non riscossi negli anni da inquilini morosi.
A confermarlo è stata Teresa Armienti, assessore ai servizi sociali, durante la commissione consiliare dedicata al Documento unico di programmazione 2026-2028: «Ci metteremo a calcolare con gli uffici competenti l’effettivo importo dovuto dopo questo avviso – ha spiegato – facendo ovviamente un distinguo per i morosi incolpevoli, che dispongono di tutele specifiche previste dalla normativa».
Ma il dibattito si è allargato a una riflessione più ampia sull’utilizzo delle eventuali risorse che Atc potrà ottenere. L’opposizione ha chiesto che i fondi vengano reinvestiti per rimettere a disposizione gli alloggi oggi vuoti, spesso fermi per problemi di manutenzione.
«Sappiamo che a Novara ci sono oltre duecento case sfitte – ha sottolineato Piergiacomo Baroni, capogruppo di Insieme per Novara – e che Atc potrebbe prelevare dal Comune circa 5 milioni. Il mio auspicio è che quei soldi vengano usati per riqualificare gli appartamenti disabitati, molti dei quali necessitano solo di interventi minimi». L’assessora Armienti ha però ricordato che la questione è più complessa: «Se solo il Comune di Novara ripaga Atc dei mancati affitti, non andiamo da nessuna parte. Nell’ottobre 2023 abbiamo già versato 1,5 milioni di euro: credo che nessun altro Comune abbia fatto altrettanto. Se anche gli altri enti interessati contribuissero, potremmo davvero ragionare su una soluzione strutturale». Armienti ha poi precisato che non è garantito che le risorse trasferite ad Atc vengano automaticamente reinvestite sul territorio novarese: «Sarà l’Agenzia a decidere come utilizzare quei fondi, non è un automatismo», ha spiegato.
Nel frattempo, la pressione abitativa resta alta: a Novara oltre 800 famiglie sono in lista d’attesa per un alloggio popolare, a fronte di circa 200 appartamenti inutilizzati perché necessitano di manutenzione o interventi di sicurezza.
«Serve una strategia comune – ha aggiunto Piergiacomo Baroni – perché non è accettabile che Atc, pur di evitare occupazioni abusive, arrivi a danneggiare porte e infissi rendendo gli alloggi inagibili. La priorità deve essere restituire queste case a chi ne ha davvero bisogno».

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