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«Non uno di questi ragazzi deve andare perduto». Con questo appello il maestro Riccardo Muti ha chiuso la sua lectio magistralis al Teatro Coccia, rivolgendosi ai settanta allievi del Conservatorio Cantelli che compongono l’orchestra della scuola. Un invito al pubblico e alle istituzioni: il talento dei giovani musicisti va sostenuto e fatto crescere.

La serata, promossa e voluta dal Conservatorio, aveva una triplice motivazione: l’inaugurazione dell’anno accademico del Cantelli, i trent’anni di autonomia dell’istituto diretto da Alessandra Aina e il conferimento della cittadinanza onoraria da parte del Comune al direttore d’orchestra internazionale.

Per Muti, il Coccia non è un palco qualunque. «Su questo palco, cinquantanove anni fa, è iniziato il mio cammino»: era il 1967 e il giovane direttore diventava il primo italiano a vincere il Premio Guido Cantelli dopo tre edizioni assegnate a stranieri.

Il ricordo è ancora vivido: «Vedo ancora là, a metà platea, mio padre e mia madre, i miei fratelli e quella che — due anni dopo — sarebbe diventata mia moglie. È tanta la commozione».

Per quasi due ore il maestro ha diretto l’orchestra degli studenti del Cantelli e dei conservatori di Torino, Alessandria e Cuneo nell’esecuzione de “L’Incompiuta” di Schubert.

Ma ha fatto molto di più: ha dialogato con gli allievi, corretto imperfezioni tecniche, aperto digressioni sul mestiere e sulla sua evoluzione, evocato grandi nomi della tradizione – da Domenico Scarlatti a Wolfgang Amadeus Mozart, fino al novarese Guido Cantelli e ad Arturo Toscanini.

E ancora: «Il direttore d’orchestra non è una professione – ha sottolineato – ma una missione».

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