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Si è svolta ieri, giovedì 5 marzo, al Teatro Civico di Vercelli, la cerimonia di apertura del XXVIII anno accademico dell’Università del Piemonte Orientale. All’evento hanno preso parte le principali autorità civili, religiose e militari del territorio — sindaci, prefetti, questori e i vertici delle aziende sanitarie locali — insieme a rettori e delegati di una ventina di atenei italiani, dal Politecnico di Torino all’Università di Catania. Un’Università che ha le sue sedi a Novara, Vercelli e Alessandria.

Il rettore Menico Rizzi ha tracciato un bilancio positivo dell’Ateneo, sottolineando la crescita delle immatricolazioni e la forte componente internazionale degli studenti.

Ha ricordato l’impegno dell’UPO sul fronte del diritto allo studio e della solidarietà verso le popolazioni colpite dai conflitti, l’espansione dei servizi residenziali e sportivi e il potenziamento della ricerca scientifica e della formazione clinico-sanitaria.

«Siamo stati, siamo e vogliamo continuare a essere un ascensore sociale, in particolare per i nostri territori», ha dichiarato, chiudendo con un appello a lavorare insieme «con coraggio, con amore, per il bene comune».

La direttrice generale Mahée Ferlini ha focalizzato il suo intervento sulla necessità di costruire un’organizzazione solida e adattabile.

Ha annunciato per il 2026 tre cantieri operativi, tutti orientati alla sostenibilità: razionalizzazione delle regole, infrastruttura digitale e valorizzazione del personale.

«La robustezza non è uno slogan, ma un richiamo alla nostra capacità organizzativa», ha sottolineato.

A rappresentare la comunità studentesca è stata Joyce Djoussi, al sesto anno di Medicina e Chirurgia, che ha parlato delle sfide quotidiane — umane e burocratiche — degli studenti internazionali, elogiando gli strumenti di integrazione messi in campo dall’Ateneo. «Le diversità sono lo strumento più prezioso per curare le distanze», ha concluso.

Momento centrale della cerimonia è stata la prolusione del professor Alberto Mantovani, immunologo di fama internazionale, presidente di Fondazione Humanitas per la Ricerca e titolare di cattedra alla Queen Mary University di Londra.

Mantovani ha guidato il pubblico attraverso le frontiere dell’immunologia — dalle difese innate alle terapie oncologiche e autoimmuni — invitando i giovani a esplorare l’«ignoroma», quel 15% del genoma umano di cui ancora non conosciamo il significato.

Ha lanciato un allarme sull’obesità infantile in Italia e ribadito il ruolo cruciale dei vaccini, definendo immunità e infiammazione «la metanarrazione della medicina contemporanea».

La cerimonia è disponibile integralmente sul canale YouTube dell’UPO.

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