Un insegnante non è colui che raddrizza i chiodi storti, ma colui che sa accendere il desiderio. Non mortifica chi è in difficoltà con un voto minimo, ma lo sprona a cercare la propria vocazione. Lascia un segno nell’anima, non una cicatrice.
È il messaggio di Massimo Recalcati, psicanalista e saggista, con la lectio magistralis tenuta sabato al Castello di Novara, a partire dal suo libro “La luce e l’onda. Cosa significa insegnare”.
Un appuntamento promosso dal liceo classico e linguistico Carlo Alberto in collaborazione con Provincia, Fondazione Castello, Fondazione Achille e Giulia Boroli e Notarimpresa.
Temi centrali la scuola e il rapporto tra insegnanti e allievi. Recalcati è partito da lontano, dai suoi anni a scuola. «Per lavoro vedo persone che stanno male — ha esordito —. Sono uno psicanalista, ma da molto tempo insegno».
Alla fine degli anni Settanta insegnava in una fabbrica occupata e parlava di Gramsci agli operai. Esperienze che hanno formato la sua idea di scuola: non trasmissione di nozioni, ma incontro di persone «dove si accende il desiderio di sapere attraverso maestri appassionati». Gli studenti come chiodi storti deriva dalla sua maestra, «con lo chignon, che fumava le Muratti e che, da Milano, arrivava da noi, in una scuola di provincia, controvoglia. Diceva che era il fil di ferro con il compito di raddrizzarci» …
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