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Lo scandalo venne alla luce 40 anni fa, 1986. Ed è passato alla storia come “Scandalo del vino al metanolo”. Un grave caso di frode alimentare, che partì dal Piemonte, in particolare dalla provincia di Cuneo. Alcune aziende vinicole, tra cui Ciravegna di Narzole, aggiungevano metanolo (alcol metilico) per aumentare la gradazione alcolica del vino a basso costo.

La pratica causò la morte di 23 persone, decine di intossicati e casi di cecità permanente. Una catastrofe che si abbatté sull’intero settore, sporcando l’immagine anche dei produttori sani. Indagini a tappeto in tutte le aziende, Novarese compreso, che risultò indenne. Ma per il mondo del vino Made in Italy sembrò quasi impossibile risollevarsi e rifarsi una verginità.

Lo ricorda bene Giuseppe Martelli, enologo di Galliate, allora giovane direttore dell’Associazione enologi italiani e più
tardi presidente mondiale dell’Unione internazionale degli enologi e del Comitato vini del Ministero dell’Agricoltura.

Toccò a lui “metterci la faccia”, assumersi il compito di andare in tv, una sera, a “Il Fatto” condotto da Enzo Biagi ed esporsi: «Dissi che la stragrande maggioranza delle aziende italiane era pulita e che soltanto pochi disonesti cercavano scorciatoie

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