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Il Teatro Coccia di Novara celebra i cento anni dalla prima di “Turandot” alla Scala, riproponendo la scelta compiuta da Arturo Toscanini il 25 aprile 1926: interrompere l’opera dopo la morte di Liù, senza eseguire il finale completato da Franco Alfano. Un finale sospeso, che lascia aperte le domande e il destino dei protagonisti.

Il nuovo allestimento, nato dalla collaborazione tra OperaLombardia e il Teatro del Giglio di Lucca, dove ha debuttato lo scorso 25 aprile, andrà in scena venerdì 23 ottobre alle 20.30 e domenica 25 ottobre alle 16. Un legame storico unisce Toscanini a Novara: fu lui a inaugurare il Coccia nel 1888, dirigendo “Gli Ugonotti”.

Regia, scene e costumi sono firmati da Nadir Dal Grande, vincitore del bando OperaLombardia dedicato agli under 35. La sua lettura trasforma Pechino in un regno contaminato da una sostanza nera, simbolo del culto della morte imposto da Turandot, venerata come una divinità. Al centro della vicenda emerge Liù, il cui sacrificio rompe l’incantesimo, senza però garantire una riconciliazione finale.

Sul podio dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali ci sarà Alessandro D’Agostini, che sottolinea il valore musicale della scelta di fermarsi alle ultime note autentiche di Puccini. Nel cast Libby Sokolowski è Turandot, Roberto Aronica interpreta Calaf e Songha Lee veste i panni di Liù. Completano la compagnia gli altri interpreti, il Coro OperaLombardia e il Coro di voci bianche del Teatro Sociale di Como.

Per il pubblico torna anche l’invito a vestirsi a tema: i colori scelti per l’occasione sono il rosso e l’oro. Biglietti da 32 a 62 euro, online e alla biglietteria del teatro.

L’articolo integrale, con i servizi dalla Diocesi di Novara sul nostro settimanale, in edicola e online da venerdì 23 ottobre. Il settimanale si può leggere abbonandosi cliccando qui

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