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Venerdì 22 settembre a Boca si terrà l’assemblea diocesana di avvio dell’anno pastorale 2023-24. Appuntamento al santuario, a partire dalle 20.45, per una serata dedicata alla presentazione della lettera pastorale “Chi è il mio prossimo?” del vescovo Franco Giulio. Ad intervenire nella serata, con mons. Brambilla, il direttore della Caritas diocesana don Giorgio Borroni e l’economista e presidente della Fondazione Comunità Novarese onlus Davide Maggi.

«A raccontare bene il tema scelto dal vescovo per la sua lettera di quest’anno è il sottotitolo: “La sapienza della carità evangelica” – dice don Brunello Floriani, vicario episcopale per la pastorale -. Il vescovo richiama ai fondamenti della carità cristiana con un passaggio chiave: passare dall’idea di un “bisognoso” che necessita di aiuto a quella di un “fratello”, con il quale costruire relazioni e da accogliere nella comunità. Per sintetizzare e semplificare il messaggio di fondo a proposito della pratica della carità cristiana, si potrebbe dire che il vescovo chiede che non sia solo data una risposta ai bisogni dei poveri, ma che vengano aiutati ad uscire dalla loro condizione di debolezza e fragilità».

Il primo passo, dunque, è un cambio di stile nel modo di vivere la carità?
«Sì, è questo l’invito del vescovo. Ed è un invito che ha che fare con i nodi centrali della nostra fede. Non a caso, come sottolinea lui stesso nell’introduzione, la lettera pastorale di quest’anno è la conclusione ideale di una “triade della pratica cristiana” che ha visto i testi precedenti dedicati alla celebrazione dell’Eucarestia e alla Parola di Dio».

Ma da un punto di vista pratico, a cosa sono chiamate le comunità?
«Alcuni suggerimenti sulle iniziative da mettere in pratica sono contenuti in un piccolo e utilissimo sussidio, realizzato dalla Caritas, anche in collaborazione con gli uffici diocesani che si occupano dei vari ambiti pastorali. Il sussidio è diviso per così dire in “livelli”: da quello diocesano a quello vicariale e di Upm, sino alle parrocchie. Per ciascuno di questi sono presenti suggerimenti ed indicazioni su come animare una riflessione sulla carità intesa non come un compito per pochi, ma come uno degli elementi centrali dell’intera comunità ecclesiale. Credo, poi, che l’altro elemento che emerge come importante sia quello relativo ai destinatari. Non si tratta solo di essere attenti a coloro che vivono situazioni di povertà, ma a tutte le fragilità che possiamo incontrare nei diversi ambiti pastorali».

Cosa significa, nel concreto?
«Pensiamo, ad esempio, ad un gruppo di bambini del catechismo e su come la parrocchia può mostrare attenzione verso coloro che hanno difficoltà nell’apprendimento, come la dislessia. Cosa si può fare per loro? Oppure pensiamo anche al tema della solitudine e della malattia: come si può essere più attenti a malati e anziani?».

Un altro elemento importante che farà da filo rosso all’anno pastorale che sta cominciando è quello del sinodo.
«Il sinodo della chiesa italiana entra nella sua seconda fase: quella sapienziale. Facendo tesoro dello scorso biennio (la fase narrativa) nella quale ci si è messi in ascolto “dal basso” delle istanze, delle difficoltà e delle risorse, inizia ora il tempo del “discernimento operativo”. Insieme, inoltre, prosegue il percorso del sinodo della chiesa universale, con l’assemblea generale dei padri sinodali (tra i quali, in rappresentanza dell’episcopato italiano ci sarà anche il vescovo Brambilla ndr.) del prossimo ottobre a Roma».

Che cosa significherà per la diocesi di Novara?
«Il documento preparatorio che si articola su cinque ambiti contiene alcune preziose indicazioni perché anche il nostro sinodo diocesano proceda sulla sua strada. Gli anni del Covid hanno rallentato il processo cui l’assemblea sinodale diocesana aveva chiamato tutte le nostre parrocchie: un lavoro in sinergia e in collaborazione all’interno delle Upm. C’è poi ancora molta strada da compiere sul tema della corresponsabilità dei laici con l’attivazione delle équipe delle Unità pastorali missionarie e con l’individuazione di figure di testimoni credibili da candidare ai ministeri laicali, anzitutto quello dei catechisti, dei lettori e degli accoliti».

All’avvio dell’anno pastorale cosa vuole dire proprio a coloro che svolgono un servizio nelle parrocchie?
«Un grande grazie per quello che hanno fatto sinora e l’augurio di un buon cammino per il futuro. Mi lasci, però dire una cosa. L’anno pastorale non si apre solo per chi è “impegnato” in parrocchia, ma per tutti coloro che la parrocchia la vivono, anche solo semplicemente andando a messa. Troppo spesso corriamo il rischio di fraintendimenti su questo, con il risultato che spesso facciamo proposte avendo in mente solo chi in parrocchia svolge un qualche tipo di servizio. Invece, il senso di appartenenza alla Chiesa è proprio di ciascun battezzato, senza bisogno che debba in qualche maniera essere inserito in un qualche organigramma. La sua testimonianza cristiana può essere fatta anche semplicemente, proprio vivendo da cristiano nel mondo. Su questo elemento ci chiama lo stesso movimento sinodale che coinvolge la nostra diocesi, la Chiesa italiana e quella universale. Quindi il mio “buon anno pastorale” vuole essere proprio per tutti».

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