Pubblichiamo in queste pagine la presentazione a firma del vescovo Franco Giulio Brambilla del volume Un santo per amico. Figure spirituali per l’oggi, a cura di don Gianluigi Cerutti e don Sergio Stevan, che raccoglie sette scritti del cardinale Renato Corti, su testimoni di fede e spiritualità per l’oggi.
Renato Corti, il cesellatore di anime, come è stato definito, per lunghi anni prima educatore spirituale, poi vescovo e sul finire della vita cardinale, ha svolto anche una nutrita attività di pubblicistica, ma del tutto finalizzata alla meditazione e alla predicazione. I suoi testi sono stati scritti soprattutto in vista della sua premura di evangelizzare, sono solamente appunti funzionali alla loro proposta orale, tutta attraversata da sguardi, silenzi e un inconfondibile parlare oracolare. Chi lo ha ascoltato non dimenticherà la sua postura di predicatore, come lo ricordo anch’io per due indimenticabili anni (1971-1972) con cui ho iniziato la mia teologia a Saronno. Don Renato era padre spirituale e doveva disegnare il percorso del primo biennio teologico, con un anno di Propedeutica incorporato. Era la prima volta nei gloriosi seminari di Milano: e, allora, il giovane direttore di spirito approdato dal collegio di Gorla, sentiva il compito di trasformare la Propedeutica in un anno di spiritualità.
Due furono i registri della sua insonne opera di predicazione, con due meditazioni al giorno: il primo registro era dedicato alle figure di evangelizzatori, tratte dal libro degli Atti e dalla grande miniera delle lettere di Paolo; il secondo registro scolpiva figure moderne di cristiani, caratterizzate dal tratto comune di una limpida testimonianza. Sul primo registro don Corti ha pubblicato anche alcuni testi che raccolgono il frutto di queste meditazioni-predicazioni; sul secondo registro almeno tre delle sette figure raccolte in questo volume (Charles de Foucauld, Madeleine Delbrêl, Teresina di Lisieux) hanno costellato i sogni della nostra formazione al ministero. La personalità del pastore di Finkenwalde, Dietrich Bonhoeffer, invece era affidata, credo su suggerimento dello stesso don Renato, all’opera del rettore, don Ferrari, che ci faceva leggere Sequela e La vita comune, come canovaccio per una robusta introduzione alla fede e alla pratica cristiana. Accompagnati da una simpatica messa in guardia dalla contrapposizione un po’ alternativa che Bonhoeffer istituiva tra comunità psichica e comunità spirituale, di evidente marca luterana.
L’eco di questi saggi di meditazione e di predicazione varcò la soglia del Biennio di Saronno, e don Renato allora giovane prete – nel 1970 aveva solo 34 anni – fu chiamato a raccontare queste figure anche in alcune parrocchie della diocesi di Milano. Poi questi scritti, man mano che diventavano consistenti e convincenti, furono pubblicati, forse non tutti, dall’editrice In Dialogo dell’Azione Cattolica milanese. Esiste una pubblicazione ciclostilata che contiene il nucleo delle quattro figure citate, a cui questa edizione, con lungimiranza, aggiunge come prima un ritratto di Agostino, che fu a tema in una lettera pastorale dedicata ai giovani durante il suo episcopato novarese (Un giovane diventa cristiano. L’esperienza di sant’Agostino, Paoline, Milano 2003). Il testo è un estratto corposo di quella lettera che ebbe molto successo nel panorama italiano. La figura di John Henry Newman si riferisce al motto episcopale di monsignor Corti, Cor ad cor loquitur: il vescovo aveva proposto sul cardinale inglese una meditazione nel ritiro quaresimale al clero nel 2011 (La conversione di J.H. Newman, in Rivista Diocesana Novarese, XCVI [2011], 4, pp. 199-212). Da ultimo il ritratto del cardinal Andrea Ferrari riprende la presentazione di Corti alla lettera pastorale Vita sacerdotale secondo il Vangelo, che l’arcivescovo di Milano scrisse nel 1902 (Cordialità e realismo, in Vita sacerdotale secondo il Vangelo, Boiardi Grafiche, Milano 1997, pp. 5-22).
Una parola si deve dire sul metodo generativo di questi testi. Don Renato è stato un autodidatta nella preparazione e nella scrittura della sua opera. Lo ricordo per ore in cappella a sottolineare testi che leggeva con voracità e a noi giovani seminaristi sembrava quasi in modo bulimico, nella stagione stupenda e meravigliosa in cui s’era aperto lo scrigno della Sacra Scrittura con la costituzione Dei Verbum. Frequentava soprattutto i grandi esegeti francesi e in quel tempo affascinava anche noi a tentare un corpo a corpo con la scrittura biblica, tanto che io stesso al mattino per due anni tradussi in italiano tutte le introduzioni, talvolta lunghissime, ai libri dell’Antico e del Nuovo Testamento dell’edizione in francese della Bible de Jerusalem (43 fascicoli, Cerf, Paris 1945-1955), presenti nella biblioteca di Saronno. E poi prendeva interminabili appunti, scrivendo in tutti i momenti e in tutti i luoghi, un’immagine iconica che si portò anche nell’episcopato novarese, con la sua inseparabile Canon, da cui mai si staccò neppure dopo l’arrivo dei computer. Monsignor Corti era un instancabile lavoratore, e spesso lavorava anche in auto, mentre il suo segretario lo conduceva lungo le strade di una diocesi su cui non tramonta mai il sole. Ricordo con simpatia che gli vidi brillare gli occhi quando gli dissi che era possibile portare una stampante nel baule della macchina, e trovarsi all’arrivo stampati gli appunti che aveva scritto lungo il tragitto. Per non perdere neppure un minuto.
Il metodo della sua scrittura, icastica e sorvegliata, che procedeva quasi per aforismi, potrà essere riscontrato anche nei ritratti qui pubblicati. Il dettato veniva poi distillato con una oralità lenta e piena di pause, per lasciare lo spazio e soprattutto il tempo per sedimentare e ruminare con le parole pronunciate, tutte pesate una per una, la Parola viva che tocca il cuore e muove alla risposta. Da qui proviene la sua giusta fama di cesellatore di anime, perché anche nella guida personale stava ad ascoltare, quasi non avesse nulla da dire. E poi scriveva e scriveva interminabili appunti, che sono rimasti in eredità, salvo quelli riguardanti le persone, che vennero giustamente distrutti alla sua dipartita da noi. Ha lasciato soprattutto gli appunti di Diario, raccolti nei suoi quaderni con la copertina ad anelli. Sono un lascito prezioso, perché lì si trova quasi l’eco, il rintocco serale di una straordinaria opera di evangelizzazione. Se qualcuno, come è stato fatto sinora solo per sondaggi, vorrà raccogliere queste reliquie, forse potrà ancora trovare tessere preziose di figure spirituali per l’oggi, perché era intima convinzione di monsignor Corti che non si potesse vivere in modo felice senza avere un santo per amico.
+ Franco Giulio Brambilla
Vescovo di Novara