“Il quarto stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo, ma anche “Pierrot” di Ivan Gongalov, “L’ordine” di Jean Geoffroy. O ancora “Gli scolari” di Felice Casorati, “Bambina in azzurro” di Amedeo Modigliani oppure “La ragazza con l’orecchino di perla” di Johannes Vermeer.
Sono solo alcune delle opere più celebri dell’arte interpretate dagli studenti di quinta della scuola primaria del Convitto Carlo Alberto di Novara. I bambini si sono immedesimati nei protagonisti delle opere e immortalati in fotografie che ora sono diventate una mostra, visitabile sino al 30 giugno. In questi giorni all’ex Chiesa di Sant’Agostino e poi a scuola.
È il progetto che ha coinvolto le quinte A e B della scuola diretta da Nicola Fonzo. E che è riuscito ad avvicinare i più giovani all’arte.
I ragazzi da quando erano in quarta, con i propri insegnanti, hanno condiviso un percorso interdisciplinare che ha attraversato l’affettività, le differenze di genere, la violenza contro le donne e ogni essere vivente. Sino ad arrivare quest’anno alle origini della filosofia — in parallelo con lo studio della civiltà greca e romana — e alle grandi correnti artistiche dal Rinascimento in avanti.
Un cammino che ora è confluito nella recita di fine anno “La filosofia… a cosa serve?!”, in cui gli alunni sono saliti sul palco ragionando sul senso stesso del pensiero. E anche nella mostra “Entrare nell’opera”: un viaggio fotografico attorno ad alcuni grandi capolavori della storia dell’arte.
L’idea, anziché far riprodurre i dipinti, è stata quella di farli abitare. Il risultato sono immagini in cui quei capolavori non sono più statici: prendono vita, sembrano parlarci, ci costringono a guardare davvero.
Alcune immagini sono state scattate e rielaborate da uno studente di Disegno Industriale del Politecnico di Milano; la stampa è a cura di Pixel S.r.l. Recita e mostra sono state curate dalla docente Chiara Pasetti in collaborazione con i colleghi delle due classi.
I due momenti hanno preceduto la grande festa finale della scuola primaria nel cortile del Convitto, il cui ricavato andrà a sostenere il progetto del “Giardino dei semplici”, in rappresentanza del quale era presente con un banchetto a tema anche la professoressa Silvana Bartoli e il Museo Civico di Oleggio.
Tanti stand dedicati alle erbe officinali, un tempo coltivate dalle Monache che abitavano gli spazi del Convitto e arricchivano l’antica spezieria.
Sempre nell’ex Chiesa di Sant’Agostino, dalle 17 in avanti, si è svolto il laboratorio di arte terapia “Trame profumate”, a cura della docente Melissa Simone, anch’esso a sostegno del Giardino dei Semplici.
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