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Andrea Fontana, presidente del Consorzio di Tutela Nebbioli Alto Piemonte, ne è certo: “Sarà una buona vendemmia. Annata ottima, per qualità e quantità. Le uve sono mature al punto giusto. Bianchi già pronti, subito dopo i rossi”.

Insomma, una situazione in controtendenza sulle colline novaresi, rispetto ad altre zone d’Italia dove la grandine, la peronospera e altri attacchi fungini hanno colpito duro. Buone anche le prospettive di mercato, perché nelle cantine di Ghemme, Fara, Sizzano, Romagnano, non ci sono giacenze tali da preoccupare, come invece accade su scala nazionale con una percentuale di invenduto oltre il 5 per nei confronti del 2022. E non solo in Italia: in Francia Macron ha stanziato 200 milioni di euro per affrontare la superproduzione.

La forza dei viticoltori novaresi e valsesiani è un misto di tradizione, qualità, ricerca. In cantina, tra i filari. Anche in cielo. Sui vigneti è arrivato il drone, tecnologia ormai sperimentata non solo in campo militare (richiami tragici a Ucraina e Russia), ma soprattutto in agricoltura. Nel settore vitivinicolo, il drone rappresenta un aiuto non trascurabile. Si è appena concluso un interessante esperimento proprio sulle colline novaresi, a cura del Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte, che si è avvalso di questo mezzo inizialmente per monitorare la presenza e quantificarne l’estensione di uno degli “invasori alieni” più temuti: la Popilia Japonica, il coleottero asiatico che infesta le nostre coltivazioni e le distrugge. Arrivato alcuni anni fa dall’Estremo Oriente, è agevolato dalla vicinanza con l’aeroporto intercontinentale di Malpensa
e acini già maturiche favorisce i trasporti. La Popilia si cela come un clandestino tra i bagagli, nelle stive; a volte si appiccica alle ali, si serve degli stessi passeggeri e attera con loro in Italia. Poi si diffonde nei campi e si riproduce in milioni di esemplari.

Il Novarese, confinante con Malpensa, è stata la prima area ad essere colpita già alcuni anni fa.
Arrivato sui vigneti, il coleottero ha trovato facile esca, attaccando le foglie che poi si necrotizzano.

La Regione Piemonte ha messo in campo una “task force” con trappole di raccolta e antagonisti chimici mirati. Ma la lotta fitosanitaria non è sufficiente, si rivela impari al confronto di un esercito di milioni di “alieni” che infestano il territorio. Per questo occorre reagire in modalità quasi microchirurgica, circoscrivendo l’area di intervento.

Il progetto sperimentale realizzato sulle colline novaresi in collaborazione con il Politecnico di Torino è il primo condotto in Italia. Il drone, comandato a distanza, ha sorvolato a più riprese la zona interessata (vigneti di Ghemme, Fara, Sizzano), dove si producono vini Docg e Doc. Ha inviato report a terra disegnando le mappe di presenza del coleottero.

I risultati sono stati illustrati durante la Giornata della viticoltura che si è svolta a Barengo, dove si è parlato anche dei 37 anni di attività di difesa integrata nei vigneti delle colline novaresi.
Un progetto antesignano, così come quello del drone. Quest’ultimo non ha avuto soltanto un obiettivo statistico: una volta ottenuto il quadro esatto della situazione, il Consorzio di Tutela ha voluto andare oltre: ottenuta l’autorizzazione ministeriale, si è passati al contrattacco. In questo caso il drone è stato equipaggiato con una barra irroratrice che dall’alto ha diffuso il prodotto fitosanitario specifico e mirato.

Se questa è una vendemmia anche un po’ figlia del drone, l’anno che verrà dovrebbe essere entusiasmante, come ha ricordato Stefano Vercelloni di Sizzano, presidente piemontese delle Città del Vino e vicepresidente nazionale della stessa associazione. Infatti Alto Piemonte Gran Monferrato sono stati riconosciuti Città Europea del vino 2024: una consacrazione che apre nuovi orizzonti per i nostri viticoltori.

Gianfranco Quaglia

Gianfranco Quaglia, direttore di Agromagazine

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