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La teologia come passione. Il confronto e il “corpo a corpo” con il grande racconto del Vangelo non solo come mappa, ma come cuore e sostanza del cammino di fede e del ministero presbiterale ed episcopale.

È stato uno sguardo alle “Passioni, pensiero e scrittura” di mons. Franco Giulio Brambilla l’incontro ospitato dal Circolo dei Lettori presso il Castello di Novara, con ospiti – insieme al vescovo – il teologo Marco Vergottini e il biblista don Silvio Barbaglia, in un colloquio attorno a due recenti volumi che raccontano proprio della figura del vescovo teologo.

Il primo è Maestri e amici, legami affidabili, pubblicato da Interlinea e nato da un’idea di Vergottini e Mariella Enoc con altri amici, che hanno voluto fargli una sorpresa per il 50° di ordinazione presbiterale: una carrellata dei suoi interventi fatti negli anni, dedicati a figure centrali per la sua esperienza.

Il secondo è Come un roveto ardente, curato dal direttore dell’istituto don Falvio Campagnoli ed edito da Glossa: una miscellanea di contributi dei docenti dell’Istituto di Scienze Religiose di Novara con una prefazione ancora di Vergottini e un contributo del cardinal Walter Kasper.

Di questo inscindibile rapporto tra gli aspetti di ricerca accademica e di impegno pastorale ha parlato don Barbaglia, introducendo la serata con un richiamo alle “Cinque Piaghe” di Antonio Rosmini, nel quale il beato roveretano sottolineava come la scollatura tra le due figure di vescovo e teologo avvenuta con la nascita delle università, avesse creato “danni al Cristianesimo”.

Ma è stato Vergottini – oltre che collega teologo suo amico di lunga data – a sottolineare lo stretto legame di queste due dimensioni nella vita del vescovo: «Franco per noi, Giulio del Vangelo – ha detto -. Questa espressione coglie una sintesi rara: la coincidenza non forzata tra la persona e il pastore, tra l’amico e il vescovo. Non due vite parallele, ma un’unica identità abitata con coerenza: la familiarità che non scade in confidenza superficiale e l’autorità che non diventa distanza.

“Franco” dice prossimità, ascolto, leggerezza; “Giulio” dice dedizione alla Parola, discernimento, responsabilità ecclesiale. La santità non nasce da gesti straordinari, ma dalla fedeltà ordinaria con cui si tengono insieme pensiero e tenerezza, rigore e umanità. L’amicizia diventa luogo teologico: spazio in cui la fede respira e si rende credibile. Il ministero, a sua volta, non è piedistallo ma dialogo, servizio, artigianato della Parola».

E proprio così si è definito lo stesso mons. Brambilla: «sono un operaio della teologia: così ho preso il mio lavoro e forse per questo mi ha dato tanto», ha detto.

Ha poi ripercorso i ritratti del volume “Maestri e amici”: i primi tre dedicati ai vescovi Aldo Del Monte, Carlo Maria Martini e Renato Corti, seguiti da don Luigi Monza e Zaira Spreafico, figure legate a “La Nostra Famiglia”, associazione per la riabilitazione di persone con disabilità che – ha confessato – «mi ha cambiato la vita. Dal ’96, da 30 anni, numerose volte all’anno passo il Ticino per stare con queste famiglie».

E infine i teologi don Giovanni Moioli e don Luigi Serenthà e l’amico don Luigi Caldera, compianto parroco di Cesano Boscone.

Il servizio, con tutte le interviste e gli approfondimenti, in primo piano sul nostro settimanale, con gli articoli provenienti dalla Diocesi di Novara, in edicola e online da venerdì 13 febbraio. Il settimanale si può leggere online abbonandosi cliccando qui

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