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Al seminario di Gozzano si è svolto un incontro con gruppi missionari della diocesi di Novara e con ospiti, presentati da padre Massimo Casaro, direttore del centro missionario, missionari novaresi appena rientrati dalle loro missioni all’estero, che hanno condiviso le loro esperienze con i presenti.
Ha aperto la serata Laura Maffè, laica fidei donum, che da oltre 25 anni opera in Brasile. Attualmente è impegnata in un villaggio dell’entroterra di Minas Gerais, dove ha raccolto il testimone lasciato da don Gianni Sacco, sacerdote della diocesi scomparso nel 2008. Laura coordina con passione un progetto di crescita comunitaria, sottolineando l’importanza di accompagnare le comunità senza sostituirsi a esse, «valorizzando le risorse locali e promuovendo un cammino condiviso “a piccoli passi”».

È la stessa strada che da quasi 50 anni percorre don Pierantonio Miglio, missionario nella parrocchia brasiliana di Jatobà. Nel suo racconto emerge come la missione abbia trasformato intere famiglie, passando dalla povertà estrema a una condizione più dignitosa, grazie soprattutto al lavoro. Don Pierantonio ha evidenziato come il lavoro locale abbia permesso alle persone di restare vicine alle loro famiglie, favorendo stabilità e unità. «Il vero cambiamento – dice – nasce dalla valorizzazione delle potenzialità umane presenti sul territorio, che trasforma chi vive la missione in protagonista della propria vita».

(Nella foto, Laura Maffè, don Pierantonio Miglio e don Fabrizio Scopa)

Ha chiuso l’incontro don Fabrizio Scopa, missionario dal 2018 nella missione di Bissi Mafou, nel Sud del Ciad. Ha raccontato le dure condizioni della vita quotidiana tra malattie, malnutrizione, conflitti tra allevatori e contadini, e un ambiente segnato da siccità e inondazioni. La difficoltà maggiore, ha spiegato, è far comprendere il Vangelo in un contesto dove le parabole e i concetti cristiani sono lontani dalla cultura locale. Tuttavia, l’interesse per la fede è in crescita, con sempre più persone che desiderano il battesimo. Don Fabrizio ha sottolineato come l’evangelizzazione avvenga soprattutto attraverso i gesti concreti: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere”. «Il rispetto e l’aiuto disinteressato – ha detto – fanno capire che dietro i missionari c’è Qualcuno di più grande». Il suo grazie, poi, alla comunità diocesana per il sostegno a questa missione in un angolo remoto del mondo.

L’articolo a cura di Benedetta Scalia, con le notizie dal territorio della Diocesi di Novara si può trovare sul nostro settimanale in edicola a partire da venerdì 13 giugno. Il settimanale si può leggere abbonandosi o acquistando il numero che interessa cliccando direttamente qui.

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