C’era anche la comunità del “San Gaudenzio”, lo scorso martedì nella basilica di San Pietro, al Giubileo dei Seminaristi, durante il quale circa 4mila giovani e adulti che si stanno preparando al sacerdozio sono arrivati a Roma da tutto il mondo per incontrare il Papa e vivere i riti dell’Anno Santo.
Il Pellegrinaggioe gli incontri
«Dal nostro Seminario eravamo in diciassette – spiega il vicerettore don Mauro Baldi -, con studenti della diocesi di Novara e di quelle di Biella e Aqui. Abbiamo visitato le Basiliche Pontificie, abbiamo attraversato le Porte Sante e abbiamo potuto visitare le bellezze artistiche e archeologiche di Roma. Significativo, poi, l’incontro con due novaresi “romani”: il gesuita Francesco Occhetta, segretario generale della Fondazione Fratelli Tutti, e il vescovo Filippo Ciampanelli, ex alunno del San Gaudenzio, che presta servizio come sottosegretario al dicastero per le Chiese Orientali».
Giornate intense, sottolinea il direttore spirituale don Massimo Casaro, «nelle quali abbiamo fatto un’esperienza di pellegrinaggio nel segno di un clima gioioso e di condivisione».
Due momenti che hanno toccato i cuori
Due i momenti che il rettore don Marco Barontini si porterà nel cuore, «due occasioni che mi hanno emozionato e mi hanno fatto riflettere». Il primo è stato il concerto del Coro della Diocesi di Roma con l’Orchestra “Fideles et amati”, diretto da mons. Marco Frisina, che ha proposto un racconto vocazionale attraverso il suo vasto e celebre repertorio musicale. «Quando hanno eseguito il brano “Eccomi”, tutti i seminaristi lo hanno cantato insieme. È stato davvero un momento unico».
E poi proprio l’incontro con Papa Prevost. «In particolare – prosegue don Barontini – quando ha fatto riferimento alle fatiche e alle difficoltà di chi sta facendo un cammino vocazionale e di chi vive il sacerdozio. Ci ha detto che “Scendere nel cuore a volte può farci paura, perché in esso ci sono anche delle ferite” Ma ci ha invitato anche a non avere paura, a prenderci cura di queste stesse ferite “perché proprio da quelle ferite nascerà la capacità di stare accanto a coloro che soffrono”».
Le parole di Papa Leone
La dimensione interiore è proprio quella che Leone XIV ha scelto di mettere al centro del suo intervento. Perché senza, ha detto «Non è possibile neanche la vita spirituale, perché Dio ci parla proprio lì, nel cuore». E così, «il seminario dovrebbe essere una scuola degli affetti», ha detto con chiarezza, richiamandosi all’enciclica Dilexit nos di Papa Francesco. In una società segnata dalla connessione continua, ma anche da isolamento e narcisismo, Leone XIV ha invitato i seminaristi a riscoprire il valore del silenzio e della preghiera.
L’educazione del cuore – ha proseguito il Papa – richiede allenamento: non solo per riconoscere le emozioni immediate, ma per ascoltare e interpretare i sentimenti profondi, quelli che orientano davvero la vita. «Se imparerete a conoscere il vostro cuore – ha detto -, sarete sempre più autentici e non avrete bisogno di mettervi delle maschere».
Poi la sollecitazione, accanto allo studio teologico rigoroso, all’apertura alla cultura contemporanea: dall’arte alla poesia, dalla letteratura alle sfide dell’intelligenza artificiale. Ma soprattutto, l’appello del Papa, all’ascolto degli ultimi: «come Gesù, sappiate sentire il grido silenzioso dei piccoli, dei poveri, degli oppressi, di chi cerca senso». Infine, l’incoraggiamento a vivere con entusiasmo e passione questo tempo di preparazione: «Non giocate al ribasso. Lasciate che lo Spirito “unga” la vostra umanità. È così che si diventa sacerdoti felici».