C’è un’alternativa alla droga e allo sfruttamento anche per i bambini e gli adolescenti di Djibouti. È il centro Caritas, che offre aiuto agli orfani e ai vulnerabili. Gemellato da due anni con Caritas di Piemonte e Valle d’Aosta, l’organismo pastorale djiboutino sta sviluppando progetti di promozione e riscatto per chiunque bussi alle sue porte.
Il vescovo della diocesi del Corno d’Africa, il palestinese Jamal Boulos Sleiman Daibes è stato ospite in questi giorni della delegazione Caritas di Piemonte e Valle d’Aosta intervenendo al Festival dell’Accoglienza. Prima di arrivare a Torino, dove ha tenuto una conferenza al Sermig, è stato accolto a Novara dalle Sorelle Ministre della Carità di san Vincenzo De Paoli. Il presule, dal marzo 2024 alla guida della diocesi del piccolo Paese del Corno d’Africa e presidente della Caritas locale, ha raccontato la sua esperienza pastorale e sociale in una delle aree più fragili del mondo, dove la Chiesa opera accanto ai poveri, ai migranti e ai bambini di strada.
«In Palestina e Israele – dice parlando della sua terra natale – serve un impegno costante per la riconciliazione. Odio e rancore sono profondi, ma ogni popolo ha diritto alla propria dignità e al proprio Stato». L’augurio è che i negoziati in corso aprano almeno corridoi umanitari, per consentire l’arrivo di aiuti alle famiglie stremate dalla guerra.
A Djibouti, diocesi che guida dal 2024, la Caritas è una presenza viva in mezzo a una popolazione di appena un milione di abitanti, in gran parte musulmana. Con meno di cinquemila cattolici, la Chiesa locale ha come priorità l’educazione e la promozione umana. «Contiamo dieci scuole e diversi centri di alfabetizzazione – spiega Daibes – frequentati anche dalle élite djiboutine. I ragazzi, spesso musulmani, trovano qui un luogo di crescita e speranza».
Il lavoro quotidiano della Caritas locale è imponente. A Djibouti città, centro nevralgico dei traffici e delle migrazioni, il centro Caritas accoglie centinaia di bambini di strada, orfani o abbandonati, spesso vittime di droga, violenze e prostituzione. «Ogni mattina – racconta il vescovo – arrivano da noi tra 80 e 150 minori: possono lavarsi, ricevere vestiti e cure, studiare e giocare».
Accanto a loro, la Caritas sostiene anche bambini disabili, spesso nascosti per vergogna nelle case. Con il progetto École pour tous vengono formati insegnanti e aperte classi inclusive, per restituire dignità a chi è più fragile. L’organismo ecclesiale è inoltre impegnato nella lotta alle mutilazioni genitali femminili, nell’assistenza ai rifugiati e nel soccorso sanitario d’urgenza, con un’infermeria aperta anche ai migranti in transito.
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