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La riconciliazione e la conversione sono come un movimento, «che dall’esterno si orienta verso l’interno», che dalle opere muove verso il cuore di ognuno. Il vescovo Franco Giulio Brambilla con la celebrazione del rito delle ceneri in cattedrale ha aperto ufficialmente, mercoledì, il cammino di Quaresima per la chiesa novarese.

E lo ha fatto, commentando le scritture, proponendo una riflessione sul rapporto tra gesti e intenzione, tra dimensione intima e l’immagine pubblica di sé.

E se nella prima lettura, tratta dal libro di Gioele, è risuonata l’esortazione “Laceratevi il cuore non le vesti”, nel vangelo di Matteo Gesù mette in guardia dall’ipocrisia dei farisei che digiunano, pregano e fanno elemosina in pubblico, mentre invece, “il Padre ricompenserà nel segreto”. «È una religione dell’interiorità, quella chi propongono le letture di oggi – ha spiegato Brambilla -. Le tre opere “supererogatorie” che compivano i farisei non erano comandate dalla legge, avevano un carattere di gratuità. Il vangelo, però, rimette l’attenzione sulle ragioni, sull’intenzione che le muove».

I gesti diventano quindi il primo passo per un itinerario di riconciliazione – «per il quale Quaresima è il tempo opportuno, come scrive Paolo» – che arriva al cuore e che nel cuore trova le sue ragioni.
«Oggi però – la sottolineatura del vescovo – questo aspetto intimo della religione rischia di diventare “intimismo”, rischia di dimenticare i gesti concreti della fede: non solo la carità e il digiuno, ma anche la preghiera».

E riprendendo le parole che il sacerdote dice imponendo le ceneri “Convertitevi e credete al vangelo”, l’augurio per questa Quaresima: «la conversione è un cambiamento. Del nostro modo di pensare, di vivere, di agire. Solo guardandoci dentro con trasparenza potremo compiere davvero questo percorso, vivere appieno questa Quaresima di speranza, nell’anno del Giubileo».

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