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Fumata nera per il “baffo ferroviario” di Novara. L’opera che avrebbe dovuto essere completata entro il 2025 slitterà, e sulla copertura finanziaria restano dubbi e con essi malumori, preoccupazioni, fastidi e disagi che derivano dalla differita se non manca realizzazione di un’opera che potrebbe ridurre notevolmente il transito dei treni nel tessuto urbano.
La notizia dello stop ai nuovi binari è emersa durante gli Stati generali della logistica del Nord Ovest, svoltisi la scorsa settimana a Torino, appuntamento annuale che riunisce da dieci anni istituzioni, imprese e operatori del settore.

L’opera era stata finanziata, secondo quanto dichiarato nel 2019 dall’allora sottosegretario Davide Crippa, con un investimento complessivo di 109 milioni di euro, in parte a carico del Pnrr. Un intervento molto costoso ma che alleggerirebbe la città dal traffico ferroviario pesante mediante una bretella che collega la linea Novara-Domodossola in frazione Vignale con lo scalo del Boschetto.
Grazie al “baffo” i convogli merci non attraverserebbero più corso Risorgimento e la stazione, ma si immetterebbero direttamente nel terminal intermodale, migliorando la viabilità urbana. Verrebbero infatti eliminati anche diversi passaggi a livello, cinque per la precisione tra Vignale e Veveri. Verrebbe anche realizzato un nuovo collegamento viario tra corso Risorgimento e via delle Rosette, passando sotto l’A4 con un sottopasso a “S”.

Il “baffo contribuirebbe anche a ridurre i rischi legati al passaggio di sostanze pericolose a pochi metri dalle abitazioni. Sui binari che transitano in città infatti oggi il traffico è prevalentemente di merci.
Da tempo sulla Novara-Domodossola viaggiano poche coppie di treni al giorno, ancora meno ne transitano sulla Novara-Oleggio-Arona, di cui è previsto il raddoppio ma sempre a tutto vantaggio delle merci che quindi aumenterebbero ulteriormente il loro impatto. Infine la linea Novara-Laveno-Luino, un tempo collegamento panoramico con i laghi, è ormai dismessa e utilizzata solo dai convogli merci.
A chiedere risposte sulle prospettive della connessione sono i residenti dei quartieri Sant’Antonio e Vignale, attraversati quotidianamente da numerosi e lunghi convogli.
«Il passaggio di treni carichi di merci pericolose è raddoppiato – lamentano i comitati di zona – Serve realizzare al più presto il baffo per spostare il traffico in periferia». «Il progetto è strategico per la sicurezza dei cittadini e per lo sviluppo del Cim – conferma Canelli – ma serve chiarezza sui tempi», una chiarezza che per ora non c’è e non si sa neppure quando arriverà e semmai arriverà.
Resta come unica buona notizia il fatto che «nel 2026 – dice Canelli in alcune interviste TV – partiranno i lavori di riqualificazione del Boschetto, con binari da 750 metri secondo i nuovi standard europei: un investimento di Rfi».

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