C’è un quartiere di Novara che non vuole più sentirsi dimenticato. È Sant’Agabio, dove si è sviluppata una mobilitazione dal basso che ha coinvolto centinaia di residenti.
Una petizione popolare partita online e poi estesa anche in forma cartacea ha raccolto 1.364 firme — 949 attraverso la piattaforma digitale e 415 su carta — chiedendo al Comune di intervenire in maniera strutturale sui problemi di degrado urbano, pulizia, sicurezza ma soprattutto sulla mancanza di spazi di socialità.
La prima firmataria è Chiara Valmachino, affiancata dalla figlia Johanna Lamm e da un altro gruppo di cittadini che si sono attivati per dare voce a un malcontento diffuso. Le firme sono state consegnate ufficialmente in municipio e la petizione è approdata nella commissione consiliare di giovedì, dove si è aperto un primo confronto tra residenti e amministrazione. «Consegniamo oggi il risultato di un percorso iniziato mesi fa – spiega Valmachino – per ribadire ciò che è scritto nella petizione: i problemi di Sant’Agabio sono tantissimi. Ma non si tratta solo di strade dissestate, criminalità o degrado sociale. Parliamo di una comunità che chiede cose semplici e basilari: spazi fruibili, vie attraversabili in sicurezza, aree gioco dove i bambini possano stare senza rischi. Oggi invece sembra di vivere ai margini della città».
La residente ricorda, tra gli esempi più evidenti, il parchetto vicino alla chiesa, chiuso da anni nonostante la presenza di giochi dedicati ai bambini con disabilità oltre allo spazio vicino alla scuola Rigutini dove «sono state rimosse le panchine e non sono mai più state ripristinate quelle rimaste».
Poi la questione dei rifiuti abbandonati: «Se si percorrono le vie del quartiere si trovano sempre le stesse discariche di immondizia. Non bastano le pulizie straordinarie: servono controlli, prevenzione e strumenti come le foto-trappole per sanzionare chi sporca. Qui il senso di abbandono è diventato costante».
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