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Millecinquecento delegati provenienti da tutte le diocesi italiane, ma anche dai movimenti e dalle associazioni laicali, riuniti per una cinque giorni di confronto e ascolto nel segno del tema di quest’anno: “Al cuore della Democrazia, partecipare tra storia e futuro”. Si terrà dal 3 al 7 luglio la cinquantesima edizione delle Settimane sociali, quest’anno ospitata a Trieste e che nel 75° anniversario della Costituzione mette al centro proprio la parola “partecipazione”. «In un tempo – spiega l’arcivescovo di Catania Luigi Renna, presidente del comitato organizzatore – in cui è sempre più timida, abbiamo il desiderio di fare emergere il meglio di quanto è già presente nel nostro Paese». Il fitto programma prevede la presentazione di 150 buone pratiche dai territori e i lavori organizzati secondo uno stile laboratoriale con tavoli di discussione su sette focus tematici: da giovani ed educazione a welfare e inclusione sociale, da cittadinanza a lavoro, e poi ambiente, pace e diritti e cultura con informazione.
Tre i delegati in rappresentanza della diocesi di Novara: padre Domenico Cremona, domenicano della comunità di Agognate, Daniela Squeo, vicepresidente del Movimento Cristiano Lavoratori di Novara e Vco e don Benoit Lovati, sacerdote diocesano rientrato in Italia dopo una lunga esperienza missionaria in Ciad come fidei donum.

«Le Settimane sociali – dice padre Cremona – hanno una lunga storia ritmata dalle encicliche sociali dei Papi: dalla Rerum Novarum sino alla Fratelli tutti. Attenti ai cambiamenti che segnano questi anni, mi aspetto di ritrovare a Trieste proprio lo spirito originario che le ha fatte nascere e che ha segnato le 49 edizioni precedenti. Fatto di ascolto della realtà italiana, capacità di proposta e di riflessione sul ruolo dei cattolici». Con una sottolineatura cui padre Cremona tiene molto: «quest’anno il nome dell’incontro è cambiato: non più “dei cattolici italiani”, ma dei “cattolici in Italia”. Richiama molto bene quello del cammino del Sinodo nazionale (“delle Chiese in Italia”) con cui l’evento di Trieste è strettamente legato, ed insieme è un segno di attenzione ai nuovi membri delle nostre comunità, sempre più numerosi, arrivati da Paesi stranieri».

Partecipazione, quindi, come declinazione di comunità e inclusione, come ricorda anche Squeo: «a Trieste spero di poter incontrare e conoscere esperienze e buone pratiche per poter far crescere il lavoro che stiamo facendo in diocesi – dice -. Insieme ai nostri uffici a Novara e Verbania stiamo cercando di far nascere degli sportelli nelle parrocchie. Un progetto avviato come pilota al Torrion Quartara e che vorremmo replicare. Mcl offre servizi di fiscalità e assistenza burocratica. Ma non vogliamo essere solo un “centro di consulenza”. Attraverso questo aiuto vorremmo dare l’idea di una comunità attenta e che sa essere vicino alle famiglie, anche e soprattutto a quelle che hanno più bisogno. Aiutare una persona ad accedere ai servizi di welfare o orientarla sulla compilazione per l’Isee, può essere anche e soprattutto un modo di costruire relazioni. Come fa Caritas nelle parrocchie, ad esempio. Uno stile che vorremmo assumere anche noi, nel segno di un “welfare generativo”».
Un punto di vista del tutto peculiare sarà quello di don Lovati, a cavallo tra Italia e Africa, dove ha vissuto per 14 anni: «vado a Trieste proprio con la curiosità di scoprire e comprendere cosa si muove nel laicato italiano. Che si trova, come tutto il Paese, davanti a grandi sfide che riguardano i meccanismi democratici e la partecipazione alla vita sociale».

L’articolo integrale con altri approfondimenti dai territori della Diocesi di Novara, sul nostro settimanale, in edicola a partire da venerdì 28 giugno. Il settimanale si può leggere anche online, abbonandosi o acquistando il numero cliccando direttamente sopra qui.

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