Condividi su

Madre Maria Grazia Girolimetto, Badessa del monastero Mater Ecclesiae  dell’Isola di San Giulio
Madre Maria Grazia Girolimetto, Badessa del monastero Mater Ecclesiae dell’Isola di San Giulio

Eccoci, ancora una volta, di fronte ad un anno nuovo. Tutto quello che inizia è, solitamente, portatore di speranza, di attesa. Ha in sé una tacita promessa, un moto di slancio che invita a intraprendere con nuovo impeto il cammino dei giorni.  

Papa Francesco non manca di farci giungere il suo messaggio di pace per questo 2023: «Nessuno può salvarsi da solo». Come sentiamo vere queste parole! Non pesano forse sul cuore le tristi condizioni di tanti fratelli oppressi dalla violenza delle armi o da regimi che negano i più sacri diritti della persona umana? È come se tutto questo volesse oscurare il nostro desiderio di scorgere nel grembo della storia tanto martoriata il dono per eccellenza di Dio. Davvero la pace grida! Egli che sempre viene a nascondersi come tenero bambino proprio lontano dalle arroganze umane per dimostrarci che Dio non è stanco di noi. Se ci ostiniamo nella perversa opera di distruzione, Lui, pazientemente, sa reinventare la vita in ogni momento, contro ogni aspettativa.

Nei giorni scorsi, ai piedi di una delle grandi colonne di granito che sostengono il chiostro, fra grandi lastre di pietra, è sbocciato un piccolo fiore giallo. Come non pensare al tacito fiorire della vita nelle condizioni più improbabili quale testimonianza della fantasia di Dio che sa sempre sorprenderci? Egli ci dona la certezza che Suo Figlio sa ancora nascondersi – come ben dice il poeta Angelo Casati – «nel segreto e nel trasalimento del grembo, il grembo rigonfio della storia». Sono smentite le facili illusioni che facevano pensare ad un progresso umano e sociale in un continuo crescendo. 

L’amara lezione del Covid ci ha fatto già sperimentare tutta la nostra fragilità e impotenza. Tutto questo ci ha resi e ci rende profondamente consapevoli che la salvezza non viene da noi, dalla nostra intelligenza, ma soltanto da Lui, Gesù Cristo, il Salvatore. Questo comporta da parte nostra un atteggiamento di profonda umiltà, come riconoscimento del nostro essere creature. Proprio per questo siamo amati. 

È importante sconfiggere quella sorta di sentimento di impotenza o di indifferenza che ci impedisce di reagire di fronte al male, all’ingiustizia, alla corruzione che sembrano sempre vincenti. Eppure dobbiamo ricordare che «Questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede» (1Gv 5,4) e noi crediamo che «Chi ha il Figlio, ha la vita» (1Gv 5,12). 

Le feste del Santo Natale, che abbiamo appena celebrato, ci hanno fatto contemplare il Dio che si fa piccolo per farsi incontrare da noi. Abbiamo ancora una volta cantato il suo amore “eccessivo”, smisurato. Tale contemplazione però non può rimanere sterile, ci impegna ad amare ogni fratello in umanità come un’icona del volto del nostro meraviglioso Dio che ha scelto di venire povero fra noi. Questo non può non cambiare lo sguardo verso ogni altro uomo, qualunque sia il colore della sua pelle e la sua condizione sociale o la sua religione. 

Ciò comporta – come ci richiamava recentemente a fare Papa Francesco – l’impegno quotidiano di coltivare un cammino cristiano di santità attraverso una continua conversione. È un programma di vita che, come monache benedettine, siamo chiamate ad assumere in modo particolare anche pronunciando il voto di “conversione di vita”, per cercare ogni giorno di vivere secondo quanto il Vangelo ci chiede.

Ogni inizio – come quello dell’anno nuovo – ci riporta ad essere veramente quello che siamo: discepoli, amici, fratelli di Cristo che è venuto sulla terra a parlarci del Padre. 

Iniziamo il nuovo anno sotto lo sguardo della Madre di Dio. 

Entrando nel nuovo anno, chiediamo a questa Madre Santa di benedirci, domandiamo che ci doni Gesù, nostra piena benedizione, perché in Lui la nostra storia è diventata storia di salvezza. La nostra storia ferita, la nostra storia smarrita può diventare storia di salvezza, se è abitata da Gesù, se è sotto lo sguardo materno di Maria. I mistici russi nei primi secoli della Chiesa davano un consiglio ai giovani monaci loro discepoli: nel momento delle tribolazioni spirituali rifugiatevi sotto il manto della santa Madre di Dio. Lì non può entrare il maligno, perché lei è Madre, e come una madre difende il suo piccolo. L’Occidente ha utilizzato questo consiglio e ci fa cantare la bella antifona mariana Sub tuum praesidium: sotto il tuo mantello, sotto la tua custodia, o Madre, lì siamo sicuri, e proprio lì oggi ci poniamo. 

Dio è entrato nel tempo con le sue promesse e le ha realizzate in Cristo, e in Lui ancora promette compimento! 

Condividi su

Leggi anche

Editoriali

Cattolici e impegno sociale: quattro testimoni novaresi

Pier Luigi Tolardo

Foto di Alessandro Visconti
Editoriali

La pioggia e il freddo portano l’apicultura prossima al collasso

Gianfranco Quaglia

Editoriali

Un premio al radicamento, alla moderazione e stabilità

Pier Luigi Tolardo

voto
Editoriali

Votare è un diritto prima che un dovere

Lorenzo Del Boca