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Aveva ancora i calzoni corti Paolo, quando percorreva il corridoio dei cartografi e dei “montagnisti” prima di approdare all’ufficio di papà. “In mezzo a quei signori chini sulle tavole, seri, concentrati, ogni volta provavo disagio e mi sentivo intimidito” racconta Paolo Boroli, poi diventato direttore editoriale libri e consigliere del gruppo De Agostini.Ma chi erano e che cosa facevano i “montagnisti”?”Specialisti, dotati di colori a pastello, esperti nello sfumare le montagne, a seconda della neve e dei ghiacciai, per renderle più realistiche sulla cartina, sull’atlante”.

Quell’immagine, carica di emozione e di una tecnica oggi appannaggio soltanto di pochissimi appassionati, contiene gran parte della storia dell’impero cartografico, geografico, editoriale, che ha legato il nome Istituto Geografico De Agostini a Novara, divulgando l’uno e l’altra in tutto il mondo. Una simbiosi, che Paolo Boroli, esponente generazionale di una “dinasty” familiare, ha ripercorso durante un incontro (affollatisimo) alla Fondazione Faraggiana, nell’ambito di una serie di iniziative promosse dal presidente Eugenio Bonzanini sotto il titolo “Mde in Italy, made in Novara”.

Da quei tempi di montagna pastellata al 2023, i giorni della rete, il gruppo De Agostini è cambiato molto. Ma non ha dismesso il legame con la città di appartenenza.Era scritto nel destino. Già dalle origini, nel 1910.

Quando il geografo Giovanni De Agostini, originario di Pollone (Biella), allora in provincia di Novara, e fratello dell’esploratore salesiano pioniere della Patagonia, Alberto Maria, fondò l’istituto a Roma, in via Novara, manco farlo apposta. Tre anni dopo pubblicò il Calendario Atlante De Agostini (in seguito diventerà il più noto atlantino con copertina rossa) che, nel 2024, festeggerà i 120 anni. “Quando il Touring Club, che aveva sede a Milano, commissionò la prima carta geografica d’Italia, siamo nel 1906 – ricostruisce Boroli – i vertici compresero che sarebbe stato utile trasferirsi al Nord, per essere più vicini al commitente e interagire meglio”.

Fu scelta Novara, non lontana dal capoluogo lombardo. E lo stabilimento tipografico sorse in Viale Roma (altra coincidenza casuale) sui terreni dove oggi esiste “La Rotonda”. Tempi difficili, la realizzazione dell’opera geografica dura otto anni e manda in crisi De Agostini. Subentra la Banca Popolare di Novara, che concede prestiti e alla fine ne diventa proprietaria. Nel 1919 acquistano tutto Marco Adolfo Boroli e Cesare Rossi.

Qui comincia la dinastia della famiglia Boroli, con una serie di opere che hanno scritto la storia dell’Istituto geografico, a cominciare dal grande atlante. “Marco Adolfo aveva anche la passione per le auto e sarebbe diventato anche un bravo pilota, ma la nonna lo dissuase”. 1943, tempi di guerra. Viene trasferita a Novara la stampa delle banconote della Repubblica Sociale Italiana, praticamente la zecca con 450 addetti: gli alleati ignorarono sempre questo particolare e non bombardarono mai l’Istituto. Il dopoguerra è una corsa senza ostacoli che vede De Agostini ai vertici dell’editoria italiana e europea, solo Fabbri il principale concorrente. Sfonda l’idea del collezionabile, con la prima opera a fascicoli in edicole (Il Milione).

Nel ’64 viene abbattuta la vecchia sede di Viale Roma e costruito il grande stabilimento di corso della Vittoria. Da qui si parte anche alla conquista dei mercati esteri: “Universo” in lingua francese è un successo. Nel ’77 nuova sede a Milano e un’altra a Novara in via Giovanni da Verrazzano. Altre tappe: nel ’78 si crea con “Il Giornale Nuovo” di Indro Montanelli l’Editoriale Nuova che partorisce la collana “I grandi fatti”.

Nell’84 esordio nella narrativa, “ma non con un grande riscontro” sottolinea Boroli. La vocazione originaria è ancora quella prevalente: nel ’90 esce la prima carta della Germania riunita subito dopo la caduta del muro. E una “joint venture” con Rizzoli per “Dove”. La diversificazione degli assett avviene con l’avvento di Marco Drago nella grande famiglia, nel momento in cui il classico atlante sta per cedere il passo al digitale. Svolta con l’acquisto dell pagine gialle Seat, una plusvalenza eccezionale; poi l’assicurazione Toro dagli Agnelli; l’ingresso nel “gaming” con Lottomatica e Gratta e Vinci (oggi è leader mondiale); DeaCapital, società di gestione del risparmio.

Nel 2009 viene ceduta al costo simbolico di un euro la cartografia a ex dipendenti che continuano l’attività con passione. Poi il settore “scolastica” a Mondadori. Ma il primo amore, quello con l’editoria, non si scorda mai. E’ con “Planeta” (Spagna) che è tornato forte il successo del collezionabile. Oggi il settore editoriale occupa il 10% del gruppo, ma l’intenzione – dice Paolo Boroli – è quello di tornare a investire. “Ora siamo alla quinta vita di De Agostini – aggiunge – . Marco Drago ha lasciato la guida a Lorenzo Pelliccioli. Parte del personale è a Milano, ma il cuore è rimasto qui, a Novara, dove abbiamo sempre avuto uno scambio importante con la città”.

Occhi sul pianeta, radici in famiglia. Non a caso nel 2018 De Agostini è stata premiata come migliore società familiare nel mondo.

Articoli e altri approfondimenti si possono trovare sul nostro settimanale in edicola dallo scorso venerdì 20 ottobre e disponibile anche online.

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