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Dopo il pomeriggio del 6 giugno alla Biblioteca Negroni di Novara, sabato 29 giugno alla libreria Spalavera di Verbania. Parliamo della presentazione del libro “Andare per i luoghi dell’editoria” in cui i novarese Roberto Cicala narra le vicende delle capitali italiane dei libri tra storia e architettura con curiosità e segreti dei protagonisti. Abbiamo intervistato l’autore, editore di Interlinea, docente universitario, tra i maggiori esperti italiani di editoria.

Passa anche da Novara l’itinerario per le capitali dell’editoria?
«Da Torino, dove inizia il viaggio, a Milano, la capitale attuale dei libri, un accenno va anche alla città della Cupola, poiché passando in autostrada si scorge il grande cubo bianco del magazzino De Agostini, multinazionale multimediale cui si devono i primi atlanti made in Italy a inizio ’900 e vale sempre lo slogan “da cento anni alla scoperta del futuro”».

Il libro racconta i segreti delle case editrici più importanti e parlando di Mondadori si accenna al lago.
«Il grande Arnoldo amava ospitare i suoi autori nella villa Verbanella a Meina, raccogliendo sul caminetto bianco le firme di chi passava, da Ungaretti a Buzzati, da Disney a Hemingway, quest’ultima fatta al termine di una giornata mondadoriana a caccia dell’autore di Addio alle armi, finalmente incontrato durante una selezione di Miss Italia al Grand Hotel des Iles Borromées di Stresa. Alla fine, nella villa a Meina (di recente acquistata da Donatella Versace), Hemingway aveva rilasciato un’intervista a un solo giornalista, Montale».

È un viaggio ideale e reale che fa entrare il lettore davvero nelle sedi delle editrici, in cui di solito non si può accedere. Quale sensazione finale resta dopo un itinerario che va dal nord al sud?
«Le scoperte sono molte: dal tavolo delle riunioni di Einaudi con Calvino alle opere d’arte sulle pareti dello studio di Elvira Sellerio a Palermo, dalla villa di Giunti di Firenze dove fu organizzata la congiura dei Pazzi, alla casa dove Manuzio inventò il corsivo a Venezia. Emerge la mappa di una bibliodiversità che rispecchia la variegata identità dell’Italia di oggi, di cui le case editrici sono uno specchio veritiero».

E c’è questa idea molto familiare di “casa”…
«In effetti il fatto che si chiamino “case” la dice lunga sull’importanza dei luoghi in cui si cucinano le parole per renderle le più appetibili e gustose al palato degli ospiti, cioè i lettori, dentro il piatto dei libri».

Articolo completo come anche tanti altri articoli e altri servizi si possono trovare sul nostro settimanale in edicola da venerdì 7 giugno. Il settimanale si può leggere abbonandosi o acquistando il numero che interessa direttamente qui

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