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Nella storia ormai ultracentenaria della festa del Tredicino, non è la prima volta che viene celebrata durante un Anno Giubilare ma quest’anno santo è caratterizzato dalla Speranza. Nella bolla di Indizione papa Francesco scrive: “La testimonianza più convincente di tale speranza ci viene offerta dai martiri che, saldi nella fede in Cristo risorto, hanno saputo rinunciare alla vita stessa di quaggiù pur di non tradire il loro Signore. Essi sono presenti in tutte le epoche e sono numerosi, forse più che mai, ai nostri giorni, quali confessori della vita che non conosce fine.”

Per molti il Tredicino è un tempo di gioia, di giostre, di 70 attrazioni… In modo particolare in questo Anno Santo siamo invitati a chiederci il perché, secoli or sono, gli aronesi vollero questa festa: in un tempo di pericolo per la peste videro, nella presenza delle reliquie di Graziano, Fedele, Carpoforo e Felino, un segno di protezione. Videro in questi santi martiri persone amiche, persone capaci di generare speranza. Sempre nel testo di Papa Francesco sta scritto “Abbiamo bisogno di custodire la loro testimonianza per rendere feconda la nostra speranza”.

C’è un legame ancora più intenso tra noi ed i martiri di ogni tempo: tutti abbiamo ricevuto lo stesso battesimo, ed il battesimo è inizio della vita nuova, della vita eterna. E’ bella l’espressione che troviamo nella benedizione ai genitori in occasione del battesimo del loro figlio: “Tu – Padre – hai dato il dono della vita eterna per il loro figli!” Siamo – come i martiri – figli dello stesso Padre, come loro siamo fratelli in Cristo, come in loro dimora in noi lo Spirito santo; custodiamo il dono della vita eterna. Nella vita talora emergono in modo forte le distinzioni di nazionalità, di lingua, di sesso, di età. Sperimentiamo forte la distanza tra le generazioni. Usiamo spesso il possessivo “mio” in contrapposizione all’aggettivo “tuo”, l’aggettivo “nostro” in contrapposizione al “vostro”. Per il cristiano come afferma Paolo rivolgendosi ai Galati, “non c’è più giudeo né greco, non c’è più schiavo né libero, non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù.

I santi ricordano che facciamo parte della stessa umanità e tutti siamo destinati alla vita nuova. E’ ancora il Papa che afferma che i martiri sono anche semi di unità tra le varie confessioni cristiane perché esprimono “l’ecumenismo del sangue”. Da quando sono presenti in città, i monaci Ortodossi si sono uniti a noi nella venerazione di questi martiri, vissuti nel tempo in cui la Chiesa era indivisa. Allora, il venerarli insieme, è un segno di speranza per un cammino verso quella meta in cui tutti i cristiani, non più divisi in confessioni, non solo proclameranno che la chiesa è “una, santa, cattolica e apostolica” ma vivranno questa realtà. Per portare la mondo nuova speranza.

Don Claudio Leonardi

Don Claudio Leonardi, parroco di Arona

L’articolo di don Claudio Leonardi, con altre notizie da Arona e dal territorio della Diocesi di Novara, si può trovare sul nostro settimanale in edicola a partire da venerdì 14 marzo. Il settimanale si può leggere abbonandosi o acquistando il numero che interessa cliccando direttamente qui.

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