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Dall’Ossola all’Ovest Ticino, dalla Valsesia a Novara. Sono complessivamente 30 i progetti di carità sostenuti nell’anno pastorale 2023-2024 grazie ai fondi dell’otto per mille in diocesi di Novara, condotti da parrocchie, associazioni di volontariato e dalla Caritas diocesana. La presentazione delle assegnazioni è avvenuta ieri in una conferenza stampa con il vicario generale monsignor Fausto Cossalter, il direttore della Caritas diocesana don Giorgio Borroni e il project manager di Caritas Federico Diotti. Presenti anche diversi volontari dei centri di ascolto novaresi.

Due grazie

«Nell’illustrare questi progetti – ha detto mons. Cossalter – vorrei dire due grandi grazie. Il primo è per tutti coloro che hanno scelto di firmare per destinare alla Chiesa cattolica l’otto per mille della dichiarazione dei redditi. Un piccolo segno che dice dell’appartenenza ad una comunità, ma anche un gesto che permette di realizzare in modo capillare tanti interventi sul nostro territorio a favore di chi è in difficoltà. Rendicontare ciò che facciamo diventa quindi un dovere: quello di spiegare come impieghiamo soldi che non ci appartengono, ma che ci vengono consegnati per aiutare i poveri. Il secondo grazie, non meno importante, è per i numerosi volontari che, nelle nostre parrocchie e nelle associazioni di volontariato, si spendono tutti i giorni per accompagnare, ascoltare e aiutare i poveri e gli ultimi».

Un gruppo di volontari Caritas presenti alla conferenza stampa
Un gruppo di volontari Caritas presenti alla conferenza stampa con i relatori

I progetti sostenuti

Il valore degli interventi sfiora il milione e 230mila euro, coperti quasi completamente dalle erogazioni dell’otto per mille che quest’anno ammontano a 1.019.556 euro. Tre i capitoli di impiego: i “Progetti sostegno”, le “Opere Segno” ed i “Progetti Emblematici”. Il numero maggiore di iniziative sostenute, per un valore totale delle erogazioni di 288 mila euro, è quello del primo capitolo.

I “Progetti Sostegno” sono in tutto 21 e riguardano il lavoro quotidiano dei centri d’ascolto e dei gruppi caritativi di parrocchie e Upm impegnati a dare un sostegno attraverso generi alimentari, vestiario, medicinali e contributi per bollette e affitti a famiglie in difficoltà.

Le “Opere Segno” quest’anno sono sette. Sono quegli interventi che attraverso la carità e l’attenzione agli ultimi sono «“Segno” della presenza di Dio». A riceverli associazioni e parrocchie che mettono in atto progetti specifici in diversi campi del sociale: dalle mense per i poveri ai corsi di italiano per favorire l’integrazione linguistica. Fino al sostegno dell’accoglienza dei profughi attraverso i corridoi umanitari. I fondi erogati quest’anno ammontano a 62.980 euro, che contribuiscono a progetti di un valore complessivo di oltre 117mila euro.

600mila euro per l’emergenza abitativa

Il capitolo che ha ricevuto i fondi maggiori è quello dei “Progetti Emblematici”, messi in campo direttamente dalla Caritas diocesana, finanziati per 668.499 euro. Due in tutto le iniziative sostenute. La prima si chiama “Ricominciamo da qui” e ha un budget di 70mila euro, coperto dai fondi 8 per mille per 68.499 euro. Riguarda una serie di interventi per attivare i centri d’ascolto parrocchiali in quelle zone della diocesi che ancora non hanno servizi di carità. La seconda si chiama “Welfare di vicinato” ed è il progetto più importante finanziato quest’anno, con un budget complessivo di 700mila euro, e un contributo di 600mila. Obiettivo fare fronte all’emergenza abitativa nel Novarese. «Abbiamo avviato una mappatura degli immobili delle parrocchie novaresi per comprendere quali strutture fossero impiegabili – ha spiegato don Borroni -. I nuclei abitativi saranno destinati, sostanzialmente, a tre categorie: quella delle famiglie in difficoltà ma anche quella degli studenti e dei lavoratori fuori sede».

Appartamenti e abitazioni andranno quindi a comporre una rete diffusa sul territorio di Novara, della quale fa già parte il “Condominio solidale don Artibano” che oggi ospita un gruppo di profughe afghane. «Stiamo verificando l’attivazione di alcuni alloggi. Principio di fondo sarà quello della restituzione: «A fronte di affitti calmierati – ha detto Diotti -, chiederemo, soprattutto ai giovani, forme di collaborazione e impegno per “restituire” alla comunità quello che hanno ricevuto». Il primo nucleo abitativo ad essere attivato sarà un appartamento nella parrocchia di San Martino, «ma stiamo definendo gli accordi per attivarne presto altri», ha aggiunto Diotti.


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