Salgono su una ruota panoramica convinti che nessuno li stia ascoltando. Ma Alessandro Barbaglia c’era. E ha scritto tutto. È “Là dove finisce il cielo”, il nuovo romanzo dell’autore novarese – il quindicesimo della sua carriera, avviata nel 2016, e il nono per ragazzi – pubblicato da Mondadori.
Il romanzo racconta di un gruppo di adolescenti tra i 16 e i 17 anni su una ruota panoramica in riva al mare, a Rimini. Qui trovano un luogo dove si sentono liberi di parlare, sognare, riflettere e ribellarsi.
Come nasce “Là dove finisce il cielo”?
«Per certi versi è il seguito di “Scusa se resto qui”, la storia di Zeno e Luna e del loro dialogo su ferite aperte dalla cattiveria nei messaggi, romanzo non lungo e scritto come una chat. Ed è pubblicato nella collana “Ossigeno” della casa editrice milanese, che offre ai ragazzi e alle ragazze libri brevi, scorrevoli.
Il gruppo di ragazzi, come detto, è in volo su una ruota panoramica, fanno un giro e poi raccontano di se stessi. Sono più grandi dei protagonisti di “Scusa se resto qui”. Fanno un giro prima che la smontino. L’idea è stata quella di ascoltarli mentre parlano e di riportare quanto dicono».
Un libro di dialoghi tra adolescenti, di cosa parlano?
«Di un amico scomparso misteriosamente, Marco, e di quella che forse è la sua fidanzata e origine del suo allontanamento, Penelope …
Articolo completo e altri servizi provenienti dalla Diocesi di Novara si possono trovare sul nostro settimanale in edicola e online da venerdì 24 aprile. Il settimanale si può leggere abbonandosi cliccando qui.