«Smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali». Parole chiare quelle di Papa Leone al Meeting di Rimini, sabato 22 agosto. Parole pesanti come pietre, che toccano tutti.
All’inizio del suo discorso aveva detto: «Possiamo immedesimarci l’uno nell’altro, ascoltarci e diventare amici, tra persone e quindi anche tra popoli. Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone». Detta così può sembrare una frase scontata. Proviamo a confrontare queste parole con l’aria che respiriamo, con il clima di crescente razzismo che viviamo, che porta, nella forma più diabolica, a chiedere la ‘Remigrazione’, ma che percepiamo in tante considerazioni e atteggiamenti diffusi, a volte, anche nelle comunità cristiane.
«Se ne stiano a casa loro, dall’altra parte dei confini». Lo sentiamo tutti i giorni. E il tema dei migranti, il mostrarsi con la linea più dura di altri, sembra essere un perno importante del dibattito sociale e politico. Per questo le parole del Papa sono un richiamo alle coscienze di tutti noi. Lo vogliamo applaudire e poi ignorare? «Smascheriamo – continua Leone XIV – i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo. Occorrono pionieri coraggiosi, che comincino dalla propria inversione di rotta a rendere convincente e credibile la conversione richiesta a tutti».
E poco prima aveva detto: «Liberiamo, dunque, la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte». Parole chiare, dirette e inequivocabili! Anche su questo siamo interpellati: la cosa più facile da fare è ignorarlo. Ma queste parole interpellano la nostra vita, le nostre comunità, le nostre scelte economiche, l’idolatria del profitto, la finanza legata al business della morte!
In altre sedi il Papa ha denunciato la follia delle spese militari mondiali: 2.887 miliardi di dollari, nel 2025. Lo aveva detto chiaro alla Sapienza di Roma: «Non si chiami ‘difesa’ un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune».
A chi tocca tradurre in pratica queste parole? «Isaia ci ha parlato di Sebna – dice papa Leone nell’omelia della messa celebrata al porto di Rimini -. Per ambizione e avidità, però, quest’uomo potente aveva cominciato ad abusare dell’autorità conferitagli, accumulando ricchezze per sé e per la sua cerchia di amici e parenti e spadroneggiando sulle persone. Aveva dimenticato che la cosa più importante dell’avventura in cui il suo Signore lo aveva coinvolto, non erano i mezzi economici e il potere…».
Che dire? Grazie Papa Leone: ora però tocca a noi.
Don Renato Sacco
Consigliere nazionale
di Pax Christi
Articolo completo e altri servizi dalla Diocesi di Novara saranno sul nostro settimanale in edicola e online da venerdì 28 agosto. Il settimanale si può leggere abbonandosi cliccando qui