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La piccola chiesa di Biganzolo era gremita, lo scorso martedì, per l’ultimo saluto a don Paolo Grassi, che per 47 anni era stato parroco della comunità di Verbania. Don Paolo è morto la scorsa domenica a 92 anni all’hospice di Galliate, dove era ricoverato da qualche tempo per l’aggravarsi delle sue condizioni.

A presiedere il rito funebre il vicario generale mons. Fausto Cossalter (il vescovo Franco Giulio era impegnato a Roma per l’Assemblea generale della Cei), con il vicario episcopale dei Laghi don Gianmario Lanfranchini, il vicario episcopale per il clero e la vita consacrata don Franco Giudice e numerosi sacerdoti del Verbano.

Don Paolo Grassi era nato il 17 giugno 1931 a Concorezzo (MI). Dopo gli studi di Teologia era stato ordinato il 29 giugno 1958 a Novara da mons. Gilla Vincenzo Gremigni. I primi mesi sacerdotali sarebbero stati vissuti prima nella parrocchia di Premosello e successivamente in quella di Briga Novarese. Dopo un’esperienza di vicario parrocchiale a Sant’Agabio in Novara dal 1959 al 1960, gli venne affidata la parrocchia di Gurro, in Val Cannobina, responsabilità mantenuta fino al 1967, quando diverrà parroco di Zuccaro e Rastiglione.

A ricordare questi anni valsesiani è stato don Lanfranchini, nel suo intervento in apertura della celebrazione. «È stato il parroco che mi ha battezzato e che negli anni della formazione in Seminario mi ha accompagnato con la preghiera, con il suo stile umano, con la sua affettuosa premura – ha ricordato don Gianmario -. Durante gli otto anni della sua permanenza ebbe modo di essere vicino a quelle comunità in un periodo di grandi cambiamenti legati al rinnovamento della Chiesa post conciliare. Ha saputo guidare il suo gregge in tempi in cui anche la società, come la Chiesa, viveva un processo di profonda trasformazione, quando le piccole frazioni godevano di un consistente sviluppo demografico e del miglioramento delle condizioni materiali di vita quotidiana. Era un personaggio! Di lui si raccontano azione e parole tra leggenda e realtà, tra storia e verità! Per la sua umanità ed esuberanza è stato accolto, stimato e conosciuto».

Dal 1975 al 2022 don Paolo ha poi guidato la parrocchia di Biganzolo. «Questa mattina – ha detto nell’omelia mons. Cossalter -, ho riletto la cartelletta con la sua corrispondenza ai vescovi e ai vicari generali che si sono succeduti dalla quale emerge il suo carattere forte, a volte un po’ spigoloso, ma sempre preoccupato della vita spirituale delle sue comunità che ha servito come parroco. Dopo circa tre anni dal suo arrivo a Biganzolo scrive al vescovo dicendo queste parole: “gli impegni sono sempre tanti, le difficoltà per costruire una comunità di fede non mancano ma non mi spaventano più. Fanno parte del disegno di Dio”». Parole, ha sottolineato il vicario generale, che restituiscono l’immagine di prete come «un uomo che si ricorda sempre con emozione una parola di Gesù: “Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi”».

«Il nostro don Paolo – ha aggiunto – nella sua semplicità, con il suo carattere determinato e appassionato e l’impegno che ha profuso nella pastorale ma anche nella cura delle chiese a lui affidate (il restauro degli affreschi di Antoliva che mi aveva mostrato con orgoglio accompagnandomi a visitarli quando sono venuto a incontrarlo tre anni fa qui a Biganzolo), portava nel suo ministero le tracce di un Altro che lo ispirava e lo faceva vivere».

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